Alle 10.12 del 28 maggio, in Piazza della Loggia a Brescia un ordigno fatto esplodere in un contenitore della spazzatura provocò otto morti e circa cento feriti, durante una manifestazione indetta da sindacalisti e antifascisti per protestare contro una serie di attentati avvenuti nella zona. Le indagini furono lunghe e complesse. La paternità della strage venne rivendicata da “Ordine Nero” e da “Anno Zero – Ordine Nuovo”. Il giorno prima del fatto, un messaggio proveniente da “Ordine Nero -Gruppo Anno Zero – Briexien Gau” e diretto a quotidiani di Brescia aveva preannunciato attentati contro esercizi pubblici. Nel messaggio si assumeva che, con gli attentati, si intendeva anche ricordare la morte di un giovane bresciano – avvenuta qualche giorno prima a seguito dello scoppio di una bomba trasportata sulla sua moto “Vespa” -già militante in formazioni extraparlamentari di estrema destra oltre che in contatto con “elementi dell’oltranzismo nero di Milano e Verona”. La sua morte aveva destato in Brescia emozione vivissima, convalidando l’opinione, però, che gli attentati e le aggressioni ripetutesi in quegli stessi giorni nelle scuole e contro sedi “di partiti della sinistra e di organizzazioni sindacali” avevano posto la città al centro di una “manovra eversiva” diretta a contrastare mutamenti sociali in senso progressista. Per questi motivi, sindacalisti e antifascisti avevano indetto la manifestazione del 28 maggio conclusasi poi con la sanguinosa strage. A tre anni di distanza dalla strage, il giudice istruttore rinviò a giudizio trenta persone per reati concernenti armi, attentati ed esplosivi; nove di esse – appartenenti, al pari della gran parte delle altre, all’area della estrema destra bresciana – furono rinviate a giudizio anche quali autori della strage. Il 2 luglio 1979, la Corte di Assise di Brescia condannò per la strage due dei nove imputati e a uno di essi inflisse la pena dell’ergastolo. Nel 1982, la Corte di Assise di Appello assolse l’unico imputato rimasto in vita. L’altro – quello condannato all’ergastolo -che aveva manifestato la volontà di collaborare e che era stato anche tacciato di essere un informatore degli organi di polizia, era stato strangolato alla vigilia del processo di appello nella casa circondariale di Novara. Per il suo omicidio sono stati condannati due estremisti di destra. Essi erano detenuti, l’uno, per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio del 1976 e, l’altro, per gli omicidi del brigadiere Leonardo Falco e dell’appuntato Giovanni Ceravolo, i quali stavano procedendo a perquisizione nei suoi confronti nel procedimento per la strage al treno Italicus dell’agosto 1974. La sentenza di assoluzione della Corte di Assise di Appello di Brescia fu annullata nel 1983 dalla Corte di Cassazione. Anche il giudice del rinvio – la Corte di Assise di Appello di Venezia – pronunciò sentenza di assoluzione per insufficienza di prove. Nel settembre 1987, l’assoluzione fu confermata dalla Corte di Cassazione.
Esito assolutorio hanno avuto anche altri due processi instaurati seguendo filoni di indagine diversi da quelli della estrema destra bresciana. Le sentenze di proscioglimento furono emesse, rispettivamente, nel 1983 e nel 1993. Da alcuni atti stralciati da quest’ultimo processo hanno però tratto spunto nuove indagini. Queste, anche prospettando l’ipotesi di condotte di “depistaggio”, si sono di recente concluse con la richiesta di rinvio a giudizio, per strage terroristico eversiva, di sei persone, alcune delle quali esponenti della già disciolta organizzazione estremista di destra denominata “Ordine Nuovo” e coinvolte nel procedimento per la strage di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969.

 
a Brescia il 28 maggio 1974, 8 morti e 103 feriti:
1. Giulietta BANZI BAZOLI, anni 34
2. Livia BOTTARDI MILANI, anni 32
3. Clementina CALZARI TREBESCHI, anni 31
4. Alberto TREBESCHI, anni 37
5. Euplo NATALI, anni 69
6. Luigi PINTO, anni 25
7. Bartolomeo TALENTI, anni 56
8. Vittorio ZAMBARDA, anni 60

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Sezione: RicorDATE? / Data: Gio 28 maggio 2020 alle 11:06
Autore: Politica News Redazione
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