Montano le proteste nelle città cinesi contro la politica dello "zero Covid" del governo, con i manifestanti che per la prima volta prendono di mira direttamente il Partito comunista cinese e il presidente Xi Jinping. Shanghai e Pechino sono gli epicentri della protesta che monta anche in altre città, come Nanchino e Qingdao: le manifestazioni sono tornate, nonostante gli arresti già compiuti ieri nella metropoli finanziaria cinese. A Pechino, secondo quanto riferito da uno studente dell'università Tsinghua, uno dei più prestigiosi atenei della capitale, tra i 200 e 300 studenti hanno protestato dopo l'affissione di un foglio bianco, nuovo simbolo delle proteste anti-lockdown. In video che circolano on line mostrano la rabbia dei cinesi contro le restrizioni che da quasi tre anni scandiscono la lotta al virus della Cina: per strada, a Urumqi Road a Shanghai, c'è anche chi chiede apertamente la fine del Partito comunista e le dimissioni del presidente Xi Jinping. Le nuove proteste giungono in seguito alla morte di 10 persone in un incendio in un edificio residenziale di Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, imputato alle inflessibili politiche anti-Covid: nonostante, ufficialmente, le autorità neghino che la tragedia sia dovuta alle restrizioni anti-pandemia, a Urumqi i funzionari hanno emesso un inusuale comunicato di scuse, in seguito a forti proteste dei residenti nel capoluogo dello Xinjiang, dopo che video sui social hanno mostrato molte persone bloccate in casa a causa dei controlli anti-Covid. 

Sezione: Altre Notizie / Data: Dom 27 novembre 2022 alle 16:00
Autore: Redazione Milano
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