In Inghilterra il Financial Times ha evidenziato come il ministro degli Esteri, Dominic Raab, sia stato pungolato ieri in Parlamento sia da alcuni deputati della maggioranza Tory sia dall'opposizione laburista (a margine dell'annuncio delle sanzioni anti-Mosca e anti-Riad) a punire anche personalità pubbliche Pechino per il giro di vite a Hong Kong. Salgono, dunque, le pressioni sul governo britannico di Boris Johnson in favore di sanzioni dirette contro figure dell'establishment cinese, dopo quelle individuali - le prime imposte autonomamente dal Regno post Brexit - annunciate a 29 funzionari russi (per la morte in carcere del consulente fiscale Serghiei Magnitsky), 20 sauditi (per l'uccisione del dissidente Jamal Khashoggi), due birmani e due nordcoreani. Ad alimentare la polemica non manca un oscuro dossier rimbalzato sui tabloid su ipotetici tentativi cinesi di usare come "agenti" - consapevoli o non - figure pubbliche del Regno Unito impegnate sul fronte dell'interscambio bilaterale. Mentre, dal fronte opposto, la Cina ventila già ritorsioni dure.

Secondo il ministro della Attività Produttive, Alok Sharma, la prevista revisione della normativa sugli investimenti dall'estero riguarderà anche la Cina. Ma di sanzioni individuali finora non si parla: anche perché il rischio per Londra è quello di perdere in tempi di Brexit un colossale partner commerciale, già irritato per l'offerta britannica a un percorso per la cittadinanza del Regno a 3 milioni di abitanti di Hong Kong e alle voci di annullamento del via libera limitato dato nei mesi scorsi alla partecipazione di Huawei per la realizzazione Oltremanica della rete di telecomunicazione 5G. L'ambasciatore cinese ha da parte sua minacciato "conseguenze commerciali" se il governo Johnson "si farà dettare la linea" da potenze straniere (ossia dagli Usa). Mentre lo stesso Philip Hammond, ex ministro Tory, ha messo in guardia a evitare una rottura totale con Pechino in piena uscita dall'Ue; respingendo peraltro come calunnie i sospetti avanzati un rapporto trapelato sul Daily Mail di Christopher Steele - chiacchierato ex agente d'intelligence dell'MI6 e spia privata a pagamento già autore di un dossier su Donald Trump di dubbia affidabilità - contro figure politiche e d'establishment britanniche favorevoli al dialogo con la Cina: figure presentate ipso facto come potenziali "agenti" soggetti a condizionamenti cinesi.

Sezione: Politica estera / Data: Mar 07 luglio 2020 alle 12:50 / Fonte: Ansa
Autore: Roberto Tortora
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