Papa Francesco, all'inizio dell'udienza generale, ha predicato sull'emergenza Coronavirus del 2020:  "La pandemia ha messo in risalto quanto siamo tutti vulnerabili e interconnessi. Se non ci prendiamo cura l'uno dell'altro, a partire dagli ultimi, da coloro che sono maggiormente colpiti, incluso il creato, non possiamo guarire il mondo. È da lodare l'impegno di tante persone che in questi mesi stanno dando prova dell'amore umano e cristiano verso il prossimo, dedicandosi ai malati anche a rischio della propria salute. Sono degli eroi! Tuttavia, il coronavirus non è l'unica malattia da combattere - ha proseguito - ma la pandemia ha portato alla luce patologie sociali più ampie. Una di queste è la visione distorta della persona, uno sguardo che ignora la sua dignità e il suo carattere relazionale. A volte guardiamo gli altri come oggetti, oggetti da usare e scartare.
In realtà, questo tipo di sguardo acceca e fomenta una cultura dello scarto individualistica e aggressiva, che trasforma l'essere umano in un bene di consumo. Ma Dio - ha sottolineato il Pontefice - ci ha creati non come oggetti, bensì come persone amate e capaci di amare, ci ha creati a sua immagine e somiglianza. In questo modo ci ha donato una dignità unica, invitandoci a vivere in comunione con Lui, in comunione con le nostre sorelle e i nostri fratelli, nel rispetto di tutto il creato. In comunione, in armonia possiamo dire. La creazione è un'armonia, nella quale siamo chiamati a vivere. E in questa comunione, in quest'armonia che è comunione - ha osservato - Dio ci dona la capacità di procreare e di custodire la vita, di lavorare e prenderci cura della terra. Si capisce che non si può procreare e custodire la vita senza armonia, sarà distrutta. Cercare di arrampicarsi nella vita di essere superiori agli altri, distrugge l'armonia: è la logica del dominio, di dominare gli altri. L'armonia è un'altra cosa: è il servizio. Chiediamo, dunque, al Signore di darci occhi attenti ai fratelli e alle sorelle - ha quindi aggiunto - specialmente a quelli che soffrono. Come discepoli di Gesù non vogliamo essere indifferenti né individualisti: i due atteggiamenti brutti, contro l'armonia: L'indifferente è chi guarda da un'altra parte. Gli individualisti è guardare solo al proprio interesse. L'armonia creata da Dio ci chiede di guardare gli altri, i bisogni degli altri, i problemi degli altri, essere 'in comunione'. Vogliamo riconoscere in ogni persona, qualunque sia la sua razza, lingua o condizione, la dignità umana. Nella cultura moderna, il riferimento più vicino al principio della dignità inalienabile della persona è la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo - ha affermato Francesco - che San Giovanni Paolo II ha definito 'pietra miliare posta sul lungo e difficile cammino del genere umano', e come 'una delle più alte espressioni della coscienza umana'. I diritti non sono solo individuali, ma anche sociali, dei popoli e delle nazioni. Noi siamo sociali - ha continuato - abbiamo bisogno di vivere in quest'armonia sociale. Ma quando c'è l'egoismo il nostro sguardo non va agli altri, alla comunità, ma torna su noi stessi, e questo ci fa brutti, cattivi, egoistici. Distrugge l'armonia. Questa rinnovata consapevolezza della dignità di ogni essere umano ha serie implicazioni sociali, economiche e politiche. Così il credente, contemplando il prossimo come un fratello e non come un estraneo, lo guarda con compassione ed empatia, non con disprezzo e inimicizia. E contemplando il mondo alla luce della fede, si adopera a sviluppare, con l'aiuto della grazia, la sua creatività e il suo entusiasmo per risolvere i drammi della storia. Concepisce e sviluppa le sue capacità come responsabilità che scaturiscono dalla sua fede, come doni di Dio da mettere al servizio dell'umanità e del creato. Mentre tutti noi lavoriamo per la cura da un virus che colpisce tutti in maniera indistinta - ha detto Bergoglio - la fede ci esorta a impegnarci seriamente e attivamente per contrastare l'indifferenza davanti alle violazioni della dignità umana: questa cultura dell'indifferenza che accompagna la cultura dello scarto, 'le cose che non toccano me non interessano'. La fede sempre esige di lasciarci guarire e convertire dal nostro individualismo, sia personale sia collettivo, o dall'individualismo di partito, per esempio. Possa il Signore 'restituirci la vista' per riscoprire che cosa significa essere membri della famiglia umana. E possa questo sguardo tradursi in azioni concrete di compassione e rispetto per ogni persona - ha concluso - e di cura e custodia per la nostra casa comune".

Sezione: Altre Notizie / Data: Mer 12 agosto 2020 alle 10:40 / Fonte: Ansa
Autore: Roberto Tortora
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