Sandro Pertini è stato un politico, giornalista e partigiano italiano.

Fu, dal 1978 al 1985, il settimo presidente della Repubblica Italiana, primo socialista e unico esponente del PSI a ricoprire tale carica.

Dopo aver valorosamente combattuto sull'Isonzo nella Prima Guerra Mondiale, nel primo dopoguerra aderì al Partito Socialista Unitario di Filippo Turati e si distinse per la sua energica opposizione al fascismo.

Perseguitato a causa del suo impegno politico contro Mussolini ed il regime fascista, nel 1925 fu condannato a otto mesi di carcere, e quindi costretto all'esilio in Francia, tentando di scongiurare il confino a cui però fu comunque obbligato quando venne catturato nel 1929 dalle SS, mentre si trovava a Roma sotto falso nome.

Alla caduta del regime fascista, nel 1943, Pertini fu liberato.

Fu tra coloro che ricostruirono il vecchio PSI, fondando insieme a Pietro Nenni e Lelio Basso il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Il 10 settembre 1943 partecipò alla battaglia di Porta San Paolo nel tentativo di difendere Roma dall'occupazione tedesca. Divenne in seguito una delle personalità di primo piano della Resistenza e fu membro della giunta militare del Comitato di Liberazione Nazionale in rappresentanza del PSIUP.

A Roma fu catturato dalle SS e condannato a morte; riuscì a salvarsi evadendo dal carcere di Regina Coeli, assieme a Giuseppe Saragat e ad altri cinque esponenti socialisti grazie a un intervento dei partigiani delle Brigate Matteotti.

Nell'aprile 1945 partecipò agli eventi che portarono alla liberazione dal nazifascismo, organizzando l'insurrezione di Milano e votando il decreto che condannò a morte Mussolini e gli altri gerarchi fascisti.

Nell'Italia repubblicana, Sandro Pertini fu eletto deputato all'Assemblea Costituente per i socialisti, quindi senatore nella prima legislatura e deputato in quelle successive, sempre rieletto dal 1953 al 1976.

Ricoprì per due legislature consecutive, dal 1968 al 1976, la carica di presidente della Camera dei deputati, infine fu eletto presidente della Repubblica Italiana l'8 luglio 1978.

Andando spesso oltre il "basso profilo" tipico del ruolo istituzionale ricoperto, il suo mandato presidenziale fu caratterizzato da una forte impronta personale che gli valse una notevole popolarità, tanto da essere ricordato come il "presidente più amato dagli italiani" o il "presidente degli italiani".

Durante e dopo il periodo presidenziale non rinnovò la tessera del PSI, al fine di presentarsi al di sopra delle parti, pur senza rinnegare il suo essere socialista. Del resto, lasciato il Quirinale al termine del suo mandato presidenziale e rientrato in Parlamento come senatore a vita di diritto, si iscrisse al gruppo senatoriale del Partito Socialista Italiano.

Sezione: RicorDATE? / Data: Mer 08 luglio 2020 alle 08:00
Autore: Camilla Galvan
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