Era il 3 luglio 1985 quando Francesco Maurizio Cossiga divenne Presidente della Repubblica, lasciando il suo precedente incarico da presidente del Senato, cominciato due anni prima.

Già ministro degli Interni durante i governi Moro e Andreotti e Presidente del Consiglio dei ministri dal 1979 al 1980, Cossiga divenne quel giorno di luglio l’ottavo e più giovane Capo dello Stato dell’età repubblicana. 

Cossiga era un democratico cristiano e la sua attività politica fu scandita dai grandi, e talvolta tragici, eventi storici che segnarono quegli anni: l’omicidio di Aldo Moro, che lo portò alle dimissioni da ministro dell’Interno, la caduta del muro di Berlino, che segnò la fine della prima parte del suo mandato come Presidente della Repubblica ed aprì la stagione delle “picconate al sistema”, la strage di Bologna, nel 1980, quando lui stesso sostenne che l'attentato avesse 'un chiaro timbro fascista'.

Resta celebre il suo discorso di fine anno da Capo dello Stato nel 1991, il più breve della storia della Repubblica, con il quale, abbandonando ogni formalismo, sperava di smuovere un sistema che considerava bloccato:

«Parlare non dicendo, tacendo anzi quello che tacere non si dovrebbe, non sarebbe conforme alla mia dignità di uomo libero, al mio costume di schiettezza, ai miei doveri nei confronti della Nazione. E questo proprio ormai alla fine del mio mandato che appunto va a scadere il prossimo 3 luglio 1992. Questo comportamento mi farebbe violare il comandamento che mi sono dato, per esempio di un grande Santo e uomo di stato, e al quale ho cercato di rimanere umilmente fedele: privilegiare sempre la propria retta coscienza, essere buon servitore della legge, e anche quindi della tradizione, ma soprattutto di Dio, cioè della verità. E allora mi sembra meglio tacere.»

(Francesco Cossiga, dal discorso di fine anno del 31 dicembre 1991)

Cossiga scelse le dimissioni dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a soli due mesi dalla scadenza naturale del mandato, annunciando le sue dimissioni con un discorso televisivo, tenutosi simbolicamente il  25 aprile: 

«C'è chi approverà il mio gesto, chi questo gesto non lo approverà, ma spero che tutti lo consideriate un gesto onesto di servizio alla Repubblica. [...] Ai giovani io voglio dire però... di amare la Patria, di onorare la nazione, di servire la Repubblica, di credere nella libertà e di credere nel nostro Paese.»

Fu questo il momento culminante dell'ultima parte del mandato da Capo dello Stato di Francesco Cossiga, dei due anni in cui scelse di uscire dal riserbo, che nei primi cinque anni lo aveva caratterizzato, per diventare 'picconatore' e spingere la classe politica ad attuare quelle riforme radicali e sostanziali non più rinviabili dopo gli stravolgimenti epocali vissuti in quegli anni.

Sezione: RicorDATE? / Data: Ven 03 luglio 2020 alle 08:00
Autore: Camilla Galvan
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