Attorno alle 8.30, dopo aver accompagnato a scuola il figlio Marco di otto anni, il dottor Emilio Alessandrini si diresse verso la propria abitazione per parcheggiarvi l’auto e poi recarsi a piedi al palazzo di giustizia di Milano dove, dal 1968, svolgeva funzioni di sostituto procuratore della Repubblica. All’incrocio tra viale Umbria e via Muratori cinque persone, due delle quali armate, gli si avvicinarono esplodendogli contro otto colpi di pistola e uccidendolo all’istante. Il giorno successivo all’omicidio, Walter Tobagi, il giornalista che sarebbe stato a sua volta ucciso da terroristi, scrisse sul “Corriere della Sera”: “Sarà per quella faccia mite, da primo della classe che ci lascia copiare i compiti, sarà per il rigore che dimostra nelle inchieste, Alessandrini è il prototipo del magistrato di cui tutti si possono fidare; era un personaggio simbolo, rappresentava quella fascia di giudici progressisti, ma intransigenti, né falchi chiacchieroni, né colombe arrendevoli”. Gli autori dell’attentato, appartenenti al gruppo terroristico di estrema sinistra “Prima Linea”, furono individuati e condannati nell’ambito di un processo, a carico di oltre 100 imputati, che ripercorse la folle attività svolta in quegli anni da quella organizzazione.
Sono dedicate al giudice Alessandrini piazze, aule consiliari, scuole, impianti sportivi in varie città d’Italia oltre alla Fondazione a suo nome.

Biografia:

Alessandrini inizia il suo percorso scolastico a Pescara e dopo il Liceo Classico si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Napoli ed approda alla carriera in magistratura. Nel 1967 è uditore giudiziario presso il Tribunale di Bologna. Nel 1968 è sostituto Procuratore della Repubblica a Milano, l’anno seguente sposa Paola Cecilia Bellone e nel 1970 nasce il figlio Marco. Si occupò di alcuni dei principali processi istruiti dalla Procura. Seguì le indagini sul procedimento per la strage di Piazza Fontana, quelle sulla eversione legata al terrorismo rosso e, infine, quelle sul coinvolgimento di servizi segreti nella “strategia della tensione”. La sua attività e il suo scrupolo professionale fecero sì che egli attraesse ben presto l’attenzione dei gruppi terroristici di sinistra che provvidero a “schedarlo” e che identificarono in lui un elemento in grado di individuare le menti direttive e le finalità delle azioni eversive.
 

Status Processuale:

Nel 1980 il terrorista “pentito” Roberto Sandalo rivela la composizione del gruppo di fuoco e nel 1983 nel processo di Torino, Sergio Sergio è condannato all’ergastolo, Bruno Rossi Palombi a 24 anni e sei mesi di reclusione, pene minori sono inflitte ad altri imputati dissociati; Marco Donat Cattin è condannato ad otto anni con concessione della libertà provvisoria.

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Sezione: RicorDATE? / Data: Mar 29 gennaio 2019 alle 20:32 / Fonte: http://www.vittimeterrorismo.it
Autore: Politica News Redazione
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