Nacque a Firenze il 21 giugno 1925 da Guido e da Lionella Batisti. Il padre, pittore e incisore, allievo di Tito Lessi, insegnò all’Accademia delle arti del disegno di Firenze. Nella sua opera artistica, che gli valse numerosi riconoscimenti, fu influenzato sia dalla scuola macchiaiola sia da quella .

Giornalista, storico e uomo politico, morto a Roma il 4 agosto 1994. Collaboratore, tra gli altri, dei settimanali Il Mondo, Epoca, Panorama, e dei quotidiani La Stampa e Il Messaggero, fu direttore de Il Resto del Carlino (1955-68) e del Corriere della Sera (1968-72). Dal 1961 fu professore di Storia contemporanea all'università di Firenze. Presidente dell'università Bocconi di Milano, della Giunta centrale per gli studi storici, dell'Istituto italiano di studi storici di Napoli, costituì a Firenze la Fondazione Nuova Antologia per mantenere in vita l'antica omonima rivista. Nel 1992 fu nominato socio nazionale dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Eletto senatore nel 1972 per il Partito repubblicano italiano, ne fu segretario dal 1979 al 1987. Obiettivo caratterizzante la linea del PRI negli anni della segreteria di S. − mantenuta anche durante il periodo delle responsabilità di governo − fu l'accentuazione della funzione di arbitrato e di mediazione fra la Democrazia Cristiana e i partiti laico-socialisti, consumate le esperienze del centro-sinistra e della solidarietà nazionale. Si verificò in questa prospettiva la contemporanea presenza del PRI e del PSI nel secondo governo di F. Cossiga (1980), e poi nel governo di A. Forlani (1980-81), che si estese al PSDI: per trovare il suo coronamento nei governi di pentapartito a guida laica. S. fu infatti nominato presidente del Consiglio (1981-82) il primo non democristiano nella storia della Repubblica. La sua presenza al governo e gli echi positivi di questa linea si riscontrarono alle elezioni politiche del 1983, in cui il Partito repubblicano conseguì il suo massimo storico, raggiungendo il 5,1% alla Camera e il 5,7% al Senato. S. fu peraltro promotore del dicastero per i Beni culturali e ambientali (1974-76), ministro della Pubblica istruzione (1979) e della Difesa (1983-86), e una seconda volta presidente del Consiglio nel 1982.

S. assunse la guida del suo primo governo all'indomani dello scandalo della loggia massonica P2, e il primo compito che affrontò fu una delicata operazione di rinnovo dei vertici militari e dei servizi segreti, coinvolti nell'affare P2. Successivamente il Parlamento approvò la legge che dichiarava illegale la loggia massonica P2. Accanto all'emergenza morale, il governo S. dovette affrontare le emergenze economica e terroristica. Per combattere la prima S. puntò a instaurare un confronto costruttivo fra le parti sociali che diede positivi risultati: un drastico contenimento del tasso d'inflazione e una riduzione della forbice del saldo della bilancia dei pagamenti con l'estero. Alla sfida terroristica il governo rispose con una linea di fermezza che non riconosceva al partito armato alcuna valenza politica. Isolato nella coscienza civile e colpito dalle forze dell'ordine, si può dire che il terrorismo fosse sostanzialmente vinto quando S. lasciò la presidenza del Consiglio. In politica estera, infine, il governo operò sul terreno tradizionale dell'europeismo e delle relazioni interatlantiche. In questo quadro va considerata la decisione di procedere all'installazione dei cosiddetti ''euromissili'' della NATO anche su territorio italiano per riequilibrare i rapporti di forza vulnerati dal dispiegamento degli SS-20 sovietici: decisione che garantiva al presidente degli Stati Uniti, R.W. Reagan, la lealtà dell'alleato europeo e lasciava aperto uno spiraglio per la futura distensione. Come ministro della Difesa, nell'ottobre 1985, S. fu protagonista della grave crisi internazionale determinata dal sequestro della nave Achille Lauro da parte di un commando terrorista palestinese e dall'inasprirsi delle relazioni fra Italia e Stati Uniti in seguito all'incidente di Sigonella e all'autorizzazione a lasciare il territorio nazionale concessa al capo della fazione dell'Organizzazione della Liberazione Palestinese, Abū Abbas, intercettato nei cieli del Mediterraneo da aerei da guerra statunitensi e costretto ad atterrare, su un velivolo di linea egiziano, nella base siciliana e, successivamente, a Roma. Dissidendo dalla decisione adottata dal governo, S. decise l'uscita del PRI dalla compagine ministeriale, aprendo così una crisi politica rientrata solo dopo che furono fissati principi basilari rispetto alla questione medio-orientale, per cui il diritto a una ''patria palestinese'' doveva necessariamente coniugarsi alle esigenze di sicurezza dello stato di Israele. La carriera politica di S. culminò con l'elezione a presidente del Senato nel 1987, carica in cui fu riconfermato nella seguente 11ª Legislatura (1992-94). L'intuizione del ruolo essenziale che l'avvio di riforme istituzionali non più procrastinabili avrebbe avuto nella vita italiana degli anni successivi, costituì il punto centrale intorno a cui S. sviluppò la sua attività d'indirizzo e propulsione nel corso dei due mandati. Fra i provvedimenti più significativi varati dal Senato in quegli anni vanno annoverate la nuova disciplina del voto segreto e una profonda revisione dei regolamenti parlamentari. Nel 1991 fu nominato senatore a vita. (Fonte: TRECCANI.IT)

Sezione: RicorDATE? / Data: Dom 21 giugno 2020 alle 16:15 / Fonte: treccani.it
Autore: Politica News Redazione
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