"Il coordinatore di Italia Viva ha preso la strada giusta: ha chiesto ai membri dei gruppi parlamentari se avessero goduto del bonus. Nessuno l'ha preso. Io ho informato il mio segretario: nessun bonus (600 euro, bicicletta, monopattino, nulla di nulla, com'è giusto che sia). Bene. Mi domando cosa aspettino Crimi e Salvini a fare altrettanto. Si chiama etica della responsabilità. Mi domando infine cosa aspetti il presidente dell'Inps ad applicare la delibera dell'Anac, adottata nel 2013, che obbliga a fare nomi e cognomi. Lanciato il sasso non può ritirare la mano. Dura lex sed lex, dicevano i romani. Semmai un punto va chiarito. Che nessuno paragoni i consiglieri e i sindaci di piccoli comuni ad assessori regionali e parlamentari. I primi percepiscono una manciata di euro, poche lire davvero, e solo quando partecipano alle rare sedute consiliari. Se la crisi li ha messi in difficoltà economiche hanno fatto bene a richiedere il bonus. Quanto ai sindaci di comuni minuscoli, vale lo stesso concetto. E allora si torna al punto di partenza, al conflitto tra trasparenza e privacy. Male ha fatto il presidente dell'Inps a fare di tutta l'erba un fascio, a gettare in pasto alla folla inferocita donne e uomini che fanno politica indipendentemente dalle indennità percepite, per passione, a servizio della loro comunità. 
Servirebbe buon senso ma anche per Tridico ha prevalso il senso comune". Così Riccardo Nencini, presidente del Partito Scialista Italiano.

Sezione: Politica social / Data: Lun 10 agosto 2020 alle 19:20
Autore: Camilla Galvan
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