Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri quota M5S, si è difeso in questi termini dalle recenti accuse social, per la sua gaffe involontaria Libia-Libano:

"WOW, PARE CHE OGGI IO SIA POPOLARE

Non ho mai ambito alla fama, quelli come me, ingegneri di formazione, preferiscono lavorare duramente nell’ombra e portare a casa i risultati. Eppure oggi mi trovo addirittura primo nelle tendenze di Twitter e in home page di svariati giornali.

Sarà per l’enorme successo del “Patto per l’Export” col quale stiamo aiutando centinaia di migliaia di aziende italiane ricevendo complimenti quotidianamente da tutte le associazioni di categoria da Confindustria in giù (eccolo https://bit.ly/39Wi4EQ)?

Sarà perché in questi due anni da Sottosegretario in tutti i Paesi target della mia azione (e sono tanti) l’export italiano è aumentato mediamente di almeno il 15%?

Sarà perché mi occupo da anni anche di Libano dal punto di vista sia politico che commerciale e proprio il 6 luglio ho incontrato il Ministro degli Esteri Nassif Hitti ribadendogli, come già fatto al Ministro dell’Energia, la nostra disponibilità ad aiutarli a ristrutturare le centrali elettriche nazionali per aiutare il popolo libanese?

No. No. No e No. Sarebbe troppo lineare, non sarebbe il web, tantomeno la stampa italiana.

Tutte queste attenzioni mi si rivolgono perché per stanchezza, e quindi distrazione, ho scritto “libici” invece di “libanesi” in un tweet di sostegno dopo l’esplosione di ieri, da me stesso cancellato pochi istanti dopo, corretto e ripubblicato.

Credetemi, io sono felice che qualcuno goda a sentirsi migliore di me, se posso evitargli lo psicologo con così poco è un bene. Sono anche felice che frustrati come Carlo Calenda abbiano trovato un nemico immaginario per consolarsi per la loro magrissima carriera. Sono felice persino che giornali ormai dimenticati dai lettori trovino qualche click tra gli haters della rete. D’altronde da nessuno di loro mi sarei aspettato la capacità di verificare se il tweet esistesse ancora o fosse stato corretto oppure se gli hashtag fossero correttamente riferiti al Libano, accorgendosi da soli che avevo inserito Beirut, che certo non è Tripoli. Sarebbe stato troppo anche ricordarsi che su Libia e Libano lavoro direttamente da tempo avendo incontrato, recentemente, anche Ahmed Maitig, in qualità di vice di Al Serraj.

Troppa attenzione richiesta, no, non sarebbe stato da web.

Torno a lavorare miei cari, a occuparmi di ciò per cui ricevo ringraziamenti ogni giorno, quelli non finiranno mai in home page ma ripagano molto di più perché sono utili al Paese";

recita il pentastellato, in un lungo memoriale su Facebook.

Sezione: Politica social / Data: Mer 05 agosto 2020 alle 15:40
Autore: Luca Cavallero
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