"Una volta che Berlinguer venne a Cagliari, i miei genitori andarono a sentirlo. Io bambina, ero con loro. Ovviamente non ricordo nulla di quella giornata. Fu nella tarda mattinata del giugno ‘84 che, invece,  avvertii Enrico Berlinguer “vicino” e “importante”. Finita la giornata d’esame di terza media, tornai a casa di corsa, entrai in cucina. Mio padre era lì davanti alla TV. Con la testa fra le mani. Piangeva disperato per la morte di Berlinguer. Il dolore del babbo per la scomparsa di Berlinguer,  era tante cose. Militanza. Affetto. Consapevolezza di aver perso un compagno e, forse, la solida guida di un cambiamento sperato.

Sono convinta, e con il trascorrere del tempo sempre di più, che quella triste vicenda segnò per me l’inizio di un percorso. Di attenzione verso il mondo. Sguardo critico rispetto alle “verità” professate. Prima linea e prossimità rispetto alle fragilità e insieme al sogno di riscatto.
E’ così... ho sempre avuto la sensazione di conoscere Enrico Berlinguer, sebbene mai lo abbia incontrato.

Quando da giovane donna, appassionata di politica, ho letto di Lui, della Sua vita, della Sua storia, il libro era “Vita di Enrico Berlinguer”, scritto da Giuseppe Fiori, avevo già una mia chiave di lettura, una bussola, per muovermi fra quelle pagine.
Lui, uomo e politico serio, di sinistra, instancabile, fermo e solido riferimento. Timido, spigoloso e introverso come pochi altri nel suo mondo.
Sardo nel dosare le parole. Coraggioso nella battaglia per separare il cammino del suo PCI da Mosca. Severo e intransigente, nell’affermare la centralità della questione morale per il rinnovamento della politica.

Nel Suo ultimo comizio, a Padova, espresse, fra gli altri, un pensiero che mi accompagna nel mio quotidiano impegno politico e sociale e la cui attualità è indiscutibile: “Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La prova per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”.
La relazione tra politica e felicità. La politica quale strumento per costruire felicità e benessere.

Ecco. Credo che a 100 anni dalla nascita di Enrico Berlinguer, la Sua ambizione di consentire a tutte e tutti di accedere alla felicità - non alla semplice sopravvivenza per cui si affannano milioni di donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini - sia ancora oggi una grande questione irrisolta. E sia anche una rivoluzionaria prospettiva di riforma del nostro sistema di protezione, promozione e sicurezza sociale e di attuazione dell’articolo 3 della nostra Costituzione".

Con questo post su Facebook la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura (Pd) ricorda Enrico Berlinguer a cento anni dalla sua nascita.

Sezione: Politica social / Data: Mer 25 maggio 2022 alle 14:50
Autore: Veronica Mandalà / Twitter: @very_mandi
vedi letture
Print