"Nel corso delle numerose riunioni dello scorso Governo Conte ho più volte sottolineato con insistenza il rischio che l’abbandono scolastico e la crescita di disuguaglianze, con maggiore incidenza in quelle aree del Paese dove difficoltà e fragilità sono più diffuse, fossero dietro l’angolo.
Ricordo con particolare attenzione una riunione durissima del 4 marzo 2020, quando fui la sola a sostenere, tra tutti gli esponenti che rappresentavano la maggioranza, che le scuole non dovevano essere assolutamente chiuse. Anche perché come più volte sostenuto dalla comunità scientifica i plessi scolastici non erano i cosiddetti “luoghi di contagio”, ma tutt'al più, a facilitare il contagio era l’assenza di organizzazione che ruotava intorno ad essi. Primo su tutti il tema dei trasporti e della movimentazione della platea studentesca.
Che i rischi sopra citati fossero cogenti era intuibile per due ordini di motivi: non tutto il territorio italiano è sufficientemente coperto da rete internet in grado di supportare le piattaforme Dad; non tutte le famiglie, purtroppo, hanno mezzi e strumenti per seguire i figli nell’apprendimento scolastico. E questo al netto degli enormi sforzi che dirigenti scolastici e personale docente hanno fatto nel corso di questa pandemia.
Non è facile per nessuno quantificare fino a che punto la didattica a distanza abbia contribuito all'aumento di abbandono e dispersione scolastica e sul generale rendimento e benessere delle nostre studentesse e dei nostri studenti, ma pur in mancanza di dati ufficiali, il grido di allarme da parte di esperti ed educatori è unanime. 
E quel rischio , purtroppo, si è tramutato in realtà, non fatico a dirlo, anche per scelte politiche che non ho mai condiviso e che anche dai banchi del governo ho contestato e contrastato duramente. 
Secondo la Comunità di Sant'Egidio, il 20% degli studenti ha accumulato troppi giorni di assenza, il 4% non è più tornato a scuola. 
Un trend altamente preoccupante e da invertire quanto prima. Occorre mettere in campo strumenti adeguati di recupero delle lacune e dei ritardi e per riavvicinare i più giovani alla scuola intesa anche come luogo di socialità, crescita personale e inclusione.
E farlo con rapidità poichè troppo tempo si è già perso. 
Mentre si discuteva a fasi alterne di riaperture per qualsiasi settore, si è consentito di sacrificare pesantemente il futuro culturale, educativo e sociale dei nostri ragazzi.  Non è più accettabile" così su Facebook l'esponente di Italia Viva Teresa Bellanova

Sezione: Politica social / Data: Lun 17 maggio 2021 alle 20:10
Autore: Christian Pravatà / Twitter: @Christianpravat
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