iglato oggi l’accordo tra Cgil Cisl Uil e la Regione Lazio per un nuovo modello di assistenza pubblica nelle RSA e il rafforzamento del sistema dei servizi socio sanitari ad anziani, non autosufficienti e disabili.  

“Il sistema sanitario del Lazio è a una svolta decisiva. Con l’accordo di oggi si stabiliscono le tappe fondamentali che riporteranno al centro l’assistenza socio sanitaria pubblica , una gamba importante del sistema sanitario regionale, riequilibrando il peso del pubblico rispetto alle gestioni private in accreditamento e mettendo al centro qualità del lavoro e universalità dei servizi. Una battaglia che come Cgil da tempo sosteniamo e che lega lavoro a qualità dell’assistenza”, dichiara la Cgil di Roma e Lazio insieme alle categorie di pensionati e lavoro pubblico.

“L’emergenza Covid 19 e le criticità emerse specialmente nelle Residenze sanitarie per anziani, dove anche nel Lazio si è registrato un notevole numero di decessi, hanno fatto luce su un sistema in cui alla precarietà e alle condizioni lavoro del personale si sommano l’assenza di regolari controlli e adeguati livelli di cura e sicurezza per gli ospiti. Si è così condiviso con la Regione Lazio un percorso che ridisegni il modello di assistenza residenziale e domiciliare, a piena regia pubblica e con un costante monitoraggio condiviso con le parti sociali”, proseguono Cgil, Fp e Spi Cgil Roma Lazio.

“Dalla realizzazione di nuove RSA pubbliche attraverso la riqualificazione di strutture esistenti, con nuovi 1000 posti residenziali e semiresidenziali, alla sospensione degli accreditamenti fino a fine anno, a maggiori controlli e vincoli sulle tariffe, in primis legandole alla tipologia del CCNL applicato (quindi disincentivando il ricorso a contratti pirata), si definiscono gli step per riprogettare il sistema, investendo anche nell’assistenza domiciliare, nel co-housing e nella ridefinizione delle norme per le case di riposo, in un’ottica di maggiore controllo, integrazione dei servizi e partecipazione delle famiglie. Un nuovo sistema in cui le RSA siano una soluzione transitoria e non l’ultimo e unico punto di arrivo nell’assistenza agli anziani”, continua il sindacato.

“Sulla questione contrattuale, l’obiettivo è superare il dumping esistente, le carenze e la precarietà, aumentando il personale sanitario alle dirette dipendenze del pubblico. Si stabilisce l’assunzione entro giugno 2021 di 1000 infermieri di famiglia o di comunità da destinare all’assistenza infermieristica e ai servizi territoriali per la gestione dell’assistenza domiciliare integrata, oltre a nuove assunzioni da destinare ai servizi territoriali”.

“È l’avvio di un percorso complessivo, con tappe certe e tavoli di confronto permanenti, che darà risposta ai bisogni di salute e assistenza dei soggetti più fragili e rimetterà al centro la dignità delle persone e la qualità dei servizi e del lavoro, in un settore lasciato a margine della programmazione pubblica dei servizi e degli investimenti”, conclude la Cgil.

Sezione: Politica locale / Data: Mer 30 settembre 2020 alle 19:20
Autore: Alessandra Stefanelli
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