Andrea Bernaudo, presidente di Liberisti Italiani e candidato sindaco di Roma, è intervenuta ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.
 
Sulla sua collocazione politica. “Io dal 1992 ho iniziato a fare politica con i radicali per la raccolta delle firme sui grandi referendum liberali e su altre battaglie –ha affermato Bernaudo-. Sono sempre stato un liberale, per questo non potrò mai avere un proficuo dialogo politico con tutto quello che c’è dal Pd alla sinistra. Non possiamo certo dire che nel centrodestra abbiano mai messo in pratica la rivoluzione liberale, l’hanno tradita, però almeno l’hanno evocata. Siamo in campo, le nostre tre parole sono: libertà, ricchezza e bellezza per questa città. Mi sorprende la mancanza di rispetto verso questa città da parte dei partiti che prima l’hanno distrutta e adesso scappano”
 
Sul problema del trasporto pubblico. “Quando scade il contratto di servizio con Atac, Atac va chiusa e vanno fatte le gare, stessa cosa per Ama e le altre municipalizzate gestite dalla politica. Il sindaco deve decidere, controllare e indirizzare, dopodichè sul tram ci deve stare qualcuno che risponde ad un privato e l’efficienza dei servizi può essere generata soltanto dalla concorrenza e dal mercato. Per quanto riguarda l’emergenza attuale, bisogna far entrare i bus privati nel tpl con un tavolo permamente che dovrebbe essere fatto dal Comune e dalla Regione”.
 
Sull’emergenza coronavirus. “Esprimo la totale solidarietà alle attività produttive che in pratica verranno messe in lockdown, anche se non è stato reso esplicito. Premesso che in Lombardia e in altre parte d’Italia, non c’entra nulla il tema delle convenzioni con i privati per quanto riguarda la sanità, c’entra il fatto che siamo arrivati per primi e non siamo stati subito in grado di gestire la situazione. L’influenza del privato rispetto alla sanità lombarda non c’entra niente, anzi, io penso che se quello che è accaduto in Lombardia fosse accaduto in altre regioni sarebbe stato un disastro ancora più ampio. Sul covid è stata fatta una grandissima confusione, ma l’hanno fatto anche i virologi e tutto il sistema di comunicazione. Abbiamo sentito snocciolare un bollettino di guerra quotidiano, senza che a questo fossero accompagnate informazioni sui morti, su quali età e patologie avessero. Ho scritto una lettera al premier, nella quale ho scritto che il governo ha fatto due gravissimi errori, non ascrivibili alla prima fase dove nessuno ha capito cosa bisognava fare. Dopo che è stato chiesto agli italiani il lockdown più feroce d’Europa, il numero dei contagiati è sceso al lumicino. Da quel momento in poi si sarebbe dovuto fare ciò che è stato fatto in Corea del Sud: tracciare queste persone, fare lo screening di tutti i contatti e isolare la diffusione del virus. Invece si è pasticciato con l’app Immuni, non si è tracciato quei pochi contagiati rimasti, si è atteso e si è sbagliato. Da dopo il lockdown ad oggi si sono fatti tantissimi errori, compreso quello di rendere la circolazione tra Paesi senza controllo. Invece ora succede che il governo ricomincia a chiudere e a comprimere di nuovo le libertà, ma per fare questo non servono gli scienziati. Questo Paese stava già in agonia prima, questo è sicuramente il colpo finale. Il governo sta facendo pesare tutta questa condizione ai lavoratori del privato e ha lasciato completamente indenne al calduccio tutto il comparto statale e para-statale. Anche i lavoratori pubblici dovevano essere mandati in cassa integrazione come quelli privati. Quando una famiglia è in grave difficoltà, fai figli e figliastri oppure tratti tutti allo stesso modo? Ci sono milioni di persone che sono a casa a fare smart working bloccando tutti gli uffici pubblici. Questo poteva comportare un sacrificio in termini economici? Il sistema statalista in questa condizione di pandemia ha mostrato il suo volto feroce, facendo pagare i danni di questa guerra soltanto ad una parte della società. Ad alcuni settori è stato chiesto di chiudere e di fallire e c’è stato un altro comparto che non ci ha rimesso un centesimo. Ora si è creata una frattura sociale molto preoccupante”.

Sezione: Politica locale / Data: Lun 26 ottobre 2020 alle 14:50
Autore: Rosa Doro
Vedi letture
Print