“La domenica quasi monocolore per il Governo nelle trasmissioni di Rai3 è solo l’ultimo episodio di una grave distorsione ormai diventata consuetudine: il mancato rispetto del pluralismo e del contraddittorio politico nell’informazione del servizio pubblico. La sfilata di ministri e commissari governativi non rappresenta, purtroppo, una novità. Con gli attuali vertici Rai, nominati dal Governo gialloverde e rimasti al loro posto anche con il Governo giallorosso, è stato toccato il punto più basso nella storia della Rai. Lo strabordante spazio riservato al presidente del Consiglio Conte non ha precedenti. La pandemia poteva giustificare la sovraesposizione nelle prime settimane, quando eravamo all’oscuro degli effetti del virus, ma dopo quasi un anno proprio l’epidemia è diventata il pretesto per un’invasione mai vista”. E’ quanto scrive il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, in un intervento pubblicato sul quotidiano “Il Tempo”. 

“A partire dall’interruzione delle edizioni dei telegiornali – prosegue Anzaldi – per trasmettere le conferenze stampa di Conte. Non era mai successo nella storia con nessun altro presidente del Consiglio. Eppure negli ultimi giorni sono stati varati per due nuovi Dpcm, ma non c’è stata alcuna nessuna conferenza stampa di Palazzo Chigi: è la dimostrazione che gli italiani potevano informarsi comunque sulle misure, senza gli show in prima serata di Palazzo Chigi. A conferma che la lotta al virus è stata utilizzata come pretesto per inscenare un Grande Fratello televisivo per alimentare i like e il consenso personale di Conte. In questo contesto, la Rai è perfettamente complice di Palazzo Chigi. Basti pensare alla questione delle immagini di Conte prodotte direttamente dalla presidenza del Consiglio, che la Rai trasmette da mesi nei telegiornali, modello Istituto Luce. Oramai si è perso completamente il valore del contraddittorio e di un vero pluralismo nell’informazione. Tutto è iniziato con i diktat del Movimento 5 stelle, che anche quando erano all’opposizione si rifiutavano di accettare confronti con altri esponenti politici. Un rifiuto grave, ma più grave è stato l’atteggiamento delle tv che quel veto hanno deciso di accettare incondizionatamente. Durante la campagna elettorale per il Referendum costituzionale, l’allora premier Matteo Renzi accettò più volte di confrontarsi con altri esponenti politici, lo ha fatto anche da leader di partito lo scorso anno per il faccia a faccia con Salvini. Conte e Di Maio, per citare due esempi del Movimento 5 stelle, non si sono mai confrontati con nessun altro leader. Solo monologhi senza contraddittorio. Questa deriva ha creato un danno innanzitutto alla completezza dell’informazione, ma anche alle procedure democratiche e, in ultima battuta, agli stessi ascolti, in calo da anni per quanto riguarda i talk show. Un danno di cui, però, nessuno si occupa. Non l’Ordine dei giornalisti, né il sindacato. Ma soprattutto a non occuparsene è l’Agcom, che dovrebbe vigilare per legge sulla tutela del pluralismo. Il precedente collegio dell’Authority ha avuto il coraggio di affrontare la questione, comminando una multa senza precedenti alla Rai motivata da un’ampia istruttoria. In quel documento veniva ribadito in modo chiaro l’obbligo del contraddittorio, ma la Rai invece di adeguarsi e migliorare ha addirittura fatto ricorso al Tar. Ora a quella battaglia dovrebbe dare seguito il nuovo collegio, presieduto da Giacomo Lasorella, ma a oltre tre mesi dall’insediamento non si ha alcuna notizia dai nuovi commissari. Intanto gli italiani continuano a garantire alla Rai quasi due miliardi di euro di canone all’anno. È comprensibile che molti non vogliano più pagare”.

Sezione: Politica italiana / Data: Mar 19 gennaio 2021 alle 10:45
Autore: Christian Pravatà / Twitter: @Christianpravat
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