Le somministrazioni della quarta dose procedono a rilento “perché non sono più obbligatorie e la malattia fa molto meno male. Magari molti hanno avuto il Covid da un mese. Il quadro è molto articolato, ma le persone che in Italia non hanno ancora contratto l'infezione sono un'esigua minoranza. Siamo largamente immunizzati per via spontanea, la cui copertura è uguale se non superiore al vaccino stesso”. Ai microfoni di iNews24, Giovanni Di Perri, responsabile delle malattie infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino, spiega che l’aumento dei casi Covid non deve preoccupare: "Oggi far fede sui numeri è sempre più difficile. Le infezioni reali sono almeno dieci volte superiori, anche perché le persone si testano da sole: la loro positività non viene formalmente certificata e inserita nelle statistiche”.

Allo stesso modo, secondo l’infettivologo, non deve preoccupare l’aumento dei casi nella fascia di popolazione in età scolare: "Le scuole hanno riaperto da quasi un mese, si torna a circolare nei trasporti pubblici e anche noi adulti abbiamo ripreso le nostre attività. Abbiamo lasciato andare il virus da molti mesi, circola facilmente ma la malattia è estremamente cambiata. In ospedale, per due anni abbiamo lottato contro la polmonite da Covid. Oggi quest'ultima è diventata una estrema rarità e abbiamo a che fare soprattutto con infezioni che interessano le vie respiratorie alte. Non vengono più danneggiati i polmoni”. 

In merito all’aumento dei ricoveri nei reparti ordinari, Di Perri spiega: “Se guardiamo chi va in ospedale e soprattutto i decessi, ci rendiamo conto che non si muore per il Covid, ma con il Covid e si tratta di soggetti già compromessi a vario titolo. In questo clima, l'infezione circola a livello endemico. Gran parte della popolazione è stata immunizzata più volte sia con i vaccini che con la malattia naturale. Ricordiamoci che da Natale ad oggi il numero di infezioni è stato dieci volte maggiore rispetto all'anno precedente. Se la variante Delta avesse causato gli stessi numeri di Omicron ci avrebbe seppellito tutti”.

Secondo l’infettivologo, "Quello che succederà è che, dopo due inverni passati in isolamento con le restrizioni e le mascherine, cominceremo a vedere infezioni respiratorie causate da altri virus dai quali eravamo protetti dalle misure anti-Covid. Adesso queste ritorneranno perché per due anni è mancata la cosiddetta immunità concomitante, generata cioè, da infezioni successive. Questo può diventare preoccupante per i soggetti fragili”. 

Di Perri non consiglia un ritorno all’obbligo delle mascherine a scuola e sui mezzi pubblici: “Assolutamente no. Però una persona di 72 anni è in cura per una malattia importante, dovrà indossarla non più per una partecipazione collettiva, quanto più per esigenza personale. Il soggetto a rischio deve proteggersi".
 

Sezione: Politica italiana / Data: Mer 05 ottobre 2022 alle 16:40
Autore: Redazione PN
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