"Non abbiamo partecipato al voto sull’emendamento governativo del premierato, sia per questioni di forma che di sostanza. Sul primo versante, la proposta continua a presentare elementi spuri che non aiutano in alcun modo la coerenza di sistema che stiamo proponendo. Al netto dell’elevazione a tre delle legislative consecutive del premier a determinante condizioni, che continua a pasticciare il quadro, resta l’impossibilità per il Premier eletto dai cittadini di revocare i ministri, rendendolo nei fatti prigioniero di una ragnatela dalla quale rischia di non uscire più. E questo è comprovato dalla questione di sostanza: la proposta introduce il principio di premio di maggioranza nella legge elettorale, senza che nè la maggioranza nè il governo abbiano chiarito il modello di riforma della legge elettorale che intendono portare all’attenzione del Parlamento.

Nella XVII legislatura, come noto, la riforma Renzi-Boschi fece marciare in parallelo il cantiere della legge elettorale con quello della riforma costituzionale, configurando un quadro omogeneo su cui ciascuno ebbe modo di esprimersi, anche quelli della sinistra Pd che oggi nei loro interventi quasi rimpiangono quella stagione per il cui insuccesso essi lavorarono, contribuendo ad aprire la strada prima al populismo e oggi alla destra. Oggi, invece, il tema nodale premierato-legge elettorale resta avvolto nella nebbia. Anzi esso, parafrasando Churchill, è un enigma avvolto nel mistero.

Ogni tanto si avverte qualche riflessione del presidente della 1 Commissione, Balboni, ma non si capisce se parli a titolo personale, a nome della maggioranza o in qualità di libero pensatore. Sul resto, a parte qualche mugugno nella maggioranza, silenzio e ordine acritico di procedere, prescindendo dallo sforzo di trovare un consenso più largo.

La cui chiave sta, per l’appunto, nella proposta di legge elettorale, resa ovvia a seguito dell’approvazione dell’emendamento governativo di oggi. L’assenza di una autentica regia su questa riforma, e di un pensiero reale attorno ad essa, non ci consente nè di iscriverci al partito dei fautori muti quando non mugugnanti, nè di quello degli oppositori aprioristici e apocalittici. Continueremo a tenere la nostra proposta di una riforma seria, organica e moderna. Prima o poi si dovrà tornare lì".

Lo afferma il capogruppo di Italia Viva al Senato, Enrico Borghi.

Sezione: Politica italiana / Data: Mar 02 aprile 2024 alle 22:10
Autore: Veronica Mandalà / Twitter: @very_mandi
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