Bergamo ricorda le vittime del Coronavirus. Davanti al cimitero della città lombarda la Messa di Requiem di Gaetano Donizetti, eseguita dall'orchestra e dal coro del Donizetti Opera Festival. Prima dell’esecuzione, un minuto di silenzio in ricordo dei caduti e il direttore artistico del festival ha letto l’Addio ai monti dall'opera dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni. In rappresentanza dei cittadini, i 324 sindaci della provincia, in testa Giorgio Gori, primo cittadino del capoluogo bergamasco. Alla commemorazione, soprattutto, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha incontrato il vescovo, Francesco Beschi, ed ha scambiato con lui qualche parola. Poi ha deposto una corona di fiori ai piedi della lapide in memoria delle vittime. Una volta al suo posto, è stato suonato l'Inno di Mameli.

Questo il suo intervento in omaggio alle vittime dell'epidemia: "Tra l'omaggio reso alla lapide con la preghiera in poesia di Ernesto Olivero e la Messa da Requiem di Donizetti, lo spazio delle parole è doverosamente limitato; e rivolto soltanto a riflessioni essenziali. Qui a Bergamo, questa sera, c'è l'Italia che ha sofferto, che è stata ferita, che ha pianto e volendo riprendere a pieno i ritmi della vita sa di non poter dimenticare quanto accaduto. La mia partecipazione vuole testimoniare la vicinanza della Repubblica ai cittadini di questa terra così duramente colpita. Può testimoniare la vicinanza della Repubblica a quanto accaduto. Bergamo, oggi, rappresenta l’intera Italia, il cuore della Repubblica, che si inchina davanti alle migliaia di donne e uomini uccisi da una malattia, ancora in larga parte sconosciuta e che continua a minacciare il mondo. Ci inchiniamo davanti a donne e uomini uccisi da una malattia ancora sconosciuta e che non accenna a fermarsi.Oggi ci ritroviamo qui per ricordare. Per fare memoria dei tanti che non ci sono più. Del lutto che ha toccato tante famiglie, lasciando nelle nostre comunità un vuoto che nulla potrà colmare. Il destino di tante persone e delle loro famiglie è cambiato all’improvviso. Vite e affetti strappati, spesso senza un ultimo abbraccio, senza l’ultimo saluto, senza poter stringere la mano di un familiare. Ricordare significa riflettere seriamente con rigorosa precisione su ciò che non ha funzionato, sulle carenze di sistema, sugli errori da evitare di ripetere. Significa allo stesso tempo rammentare il valore di quanto di positivo si è manifestato. La straordinaria disponibilità e umanità di medici, infermieri, personale sanitario, pubblici amministratori, donne e uomini della Protezione civile, militari, Forze dell’Ordine, volontari. Vanno ringraziati: oggi e in futuro. La strada della ripartenza è stretta e in salita. Va percorsa con coraggio e determinazione,con tenacia,con ostinazione,con spirito di sacrificio.Sono le doti di questa terra, che oggi parlano a tutta Italia per dire che insieme possiamo guardare con fiducia al futuro".

Sezione: Politica italiana / Data: Dom 28 giugno 2020 alle 20:55
Autore: Roberto Tortora
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