Sulla gestione della pandemia “un cambio di passo ancora non ho colto in questo governo, forse comprensibilmente, sono pochi giorni di lavoro”. Lo ha detto a Timeline, su Sky TG24, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

Rimane “il fatto – ha aggiunto - che si dica che fino a Pasqua il Paese resterà chiuso, il tema dell'applicazione di misure restrittive a territori con minori dimensioni delle Regioni, cosa che stiamo facendo un po' tutti in ordine sparso nei nostri territori, ma che potrebbe essere meglio regolamentata, la revisione dei parametri e l'accento posto sulle ospedalizzazioni, l'idea delle varianti del virus che vengono affrontate come se fossero quasi un fattore esoterico, non implicito alla malattia. Abbiamo un cruscotto di comando con numeri e dati su cui orientiamo le nostre scelte, se questo non è adeguato ad affrontate la variante si affrontino i cruscotti, i numeri, i21 gradienti di rischio su cui si prendono le scelte. Dopodiché non si può ragionare sempre con dati scientifici e poi invocare le varianti che potrebbero mutare il fenomeno”.

“Il modello israeliano dimostra che l'indice di contagio e le ospedalizzazioni stanno andando a picco anche con la somministrazione di una sola dose” di vaccino, “soprattutto ai soggetti più 'robusti', consentitemi la volgarizzazione. È chiaro che ai soggetti ultra ottantenni e a quelli molto fragili due dosi di vaccino danno più sicurezza di una, è lapalissiano, anche banale”. Lo ha detto a Timeline, su Sky TG24, il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

“Se n’è parlato stamani – ha aggiunto - . Il ministro Speranza ha detto che potrebbe arrivare una circolare che prevede una sola dose per chi nei mesi precedenti ha già avuto il covid, io non credo che questo sia sufficiente, penso che si potrebbe spingere un pochino oltre, soprattutto per gli under 65 con il vaccino AstraZeneca, fare la vaccinazione con una dose e allontanare nel tempo il richiamo, magari a tre mesi come qualcuno dice. Potrebbe dare un impulso diverso alla campagna di vaccinazione”.

In Liguria “a fare i vaccini al momento è solo il personale del sistema sanitario regionale, tutto l'aiuto che doveva arrivare dal bando nazionale quasi non è arrivato”. 

“Il personale del servizio sanitario regionale – ha spiegato - si occupa di fare quasi novemila tamponi al giorno, del contact tracing, della campagna di vaccinazione interna ed esterna agli ospedali, credo che, per quanto abbiamo compresso il resto della sanità, siamo arrivati a un punto limite. O arrivano rinforzi o si decide che altre categorie possono vaccinare. Ora vedremo l'effetto dei medici di famiglia sul sistema.

Sulla eventualità che alcune Regioni decidano di chiudere le scuole “c'è una lunga disquisizione sulla possibilità o meno di farlo, c'è stato un contenzioso in molte Regioni con i Tar, è un nervo scoperto. C’è una difficoltà oggettiva, perché alcuni Tar hanno riaperto scuole che i governatori avevano chiuso. C'è un’alea normativa, che andrebbe chiarita”.

“Io non sono per chiudere le scuole a prescindere - ha aggiunto - . Sto discutendo con il rettore di Genova anche di riaprire parzialmente l'università. Non sono per riaprire tutti i locali pubblici se questo virus non lo consente, né per aprire i teatri o tenerli chiusi a prescindere. Però dico: possiamo scegliere sulla base dell'oggettività del contagio e non sulla base del peso politico di un ministro o di un partito o di una campagna politica, assolutamente legittime, ma che necessariamente non sono oggettività?”.

“Io ascolto con grande attenzione chi lavora nel mondo della scuola, credo che bisogna mettere un po' di ordine. Non credo che ci saranno le barricate per 5 giorni in più di scuola o cinque giorni in meno, da parte di nessuno, però sulla scuola si è combattuta una battaglia per molti aspetti ideologici, mai basata su dati concreti”. 

“Non abbiamo neanche - ha aggiunto - un pannello di controllo vero per capire quanti ragazzi poi riescono a seguire le lezioni della didattica a distanza. Il Paese in questo senso è molto diviso, le grandi città spesso hanno fibre ottiche e sistemi di cablaggio, mentre i piccoli paesi del Sud o della dorsale appenninica hanno opportunità diverse”.

“Facciamo un serio monitoraggio – ha detto poi -, vediamo quante ore di lezione sono state perse, cerchiamo di dare anche un minimo di scientificità al ragionamento, poi la politica prenderà le sue scelte però non le possiamo prendere sugli obiettivi politici del singolo ministro o della singola forza politica. Cerchiamo di capire quanto ci costa e che danni produce, poi ci sediamo con le organizzazioni sindacali, con tutti, e cerchiamo di darci un quadro. Finché non facciamo così non cambiamo passo”.

Sezione: Politica italiana / Data: Gio 25 febbraio 2021 alle 21:45
Autore: Christian Pravatà / Twitter: @Christianpravat
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