"Un'occasione persa di trasparenza nei confronti del Parlamento". Così il presidente emerito della Corte costituzionale Cesare Mirabelli parla sul Messaggero a proposito dell'invocazione della privacy da parte del presidente dell'Inps sui nomi dei deputati che hanno chiesto il bonus Covid. "Il Parlamento può chiedere e pretendere di conoscere i nomi e questo non viola la riservatezza - osserva - tanto più perché non siamo in presenza di dati sensibili da tutelare come possono essere la salute, l'opinione politica, gli orientamenti religiosi o sessuali. Qui l'oggetto dell'interesse è sapere a chi sono stati dati soldi pubblici".

Poi, "si è detto che è una questione morale, che hanno sbagliato ma niente di illegittimo. Dal punto di vista formale può apparire così. Ma mi chiedo: quando l'articolo 2 della Costituzione parla di dovere inderogabile di solidarietà economica e sociale, nell'attingere a queste risorse che dovrebbero essere destinate a chi versa in una situazione di difficoltà e bisogno, non si sta facendo sottrazione di risorse alla solidarietà? Questo è consentito dal punto di vista dell'impostazione costituzionale?. Questo ovviamente non riguarda soltanto i parlamentari, ma chiunque abbia percepito quei soldi non avendone bisogno".

"Secondo me - continua - va piuttosto colto un altro elemento: i decreti legge monstre, pur comprendendo la situazione critica nella quale ci si è mossi e senza voler dare addosso a nessuno, sono sommariamente esaminati dal Parlamento. Quindi, sotto questo aspetto, direi che bisogna piuttosto sottolineare l'esigenza che ci sia una maggiore e migliore presenza delle Camere".

Sezione: Politica italiana / Data: Sab 15 agosto 2020 alle 13:45
Autore: Alessandra Stefanelli
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