La senatrice di Più Europa Emma Bonino e la presidente del gruppo +E Simona Viola dichiarano: "La Corte Costituzionale ha riconosciuto quanto era già evidente e abbiamo denunciato dal primo giorno dall'approvazione del c.d. Decreto Sicurezza, ovvero che negare l'iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo "contraddice la ratio complessiva del decreto a dispetto del dichiarato obiettivo di aumentare il livello di sicurezza pubblica".

La nota poi prosegue: "Si tratta insomma una norma scritta per gonfiare artificiosamente l'impressione di insicurezza sociale legata alla presenza dei migranti sul territorio. Senza carta di identità non c'è iscrizione scolastica, non si può sottoscrivere un contratto di lavoro, né si può accedere alle misure di politica attiva del lavoro o al reddito di cittadinanza, non si può aprire un conto corrente né ottenere la patente di guida, non si può conseguire il valore ISEE per accedere a determinate prestazioni sociali, né maturano le condizioni per accedere al rilascio del permesso per soggiornanti di lungo periodo, e men che meno - inutile dirlo - al riconoscimento della cittadinanza italiana. Perché infliggere inutilmente ulteriori disagi e difficoltà a chi già è costretto a scappare e cercare rifugio? Ma quel che oggi maggiormente sconcerta di questa imbarazzante pagina della storia italiana, è che l'Avvocatura dello Stato - su mandato del Governo Conte II - abbia strenuamente difeso in Corte Costituzionale il contenuto di un decreto manifestamente incostituzionale, che, a parole, il Governo si riprometteva quanto meno di emendare nelle parti più indifendibili, e di cui ha nuovamente rinviato qualunque modifica".

Sezione: Politica italiana / Data: Ven 31 luglio 2020 alle 22:15
Autore: Ivan Filannino
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