"Finora nessuno Stato Ue ha realizzato la parità tra uomini e donne, i divari di genere persistono nel mondo del lavoro, a livello di retribuzioni e pensioni, nelle posizioni dirigenziali e nella vita politica. In Italia qualche passo avanti è stato fatto dal punto di vista legislativo, ma i prolungati lockdown hanno penalizzato soprattutto le donne, in termini di occupazione e di qualità della vita. Sette posti su dieci persi nel 2020 erano di donne, dove già lavora meno di una donna su due, e quelle occupate guadagnano il 15 per cento in meno dei loro colleghi. Non è solo una questione di principio, o d pari opportunità, ma anche di crescita del Paese: Bankitalia ha infatti certificato che quando aumenta il tasso di occupazione femminile il Pil cresce in modo esponenziale, così come un maggior numero di donne nei posti di comando migliora la redditività delle aziende. Ora abbiamo l’occasione storica del Recovery Fund, ma non si può ignorare che nei settori strategici che beneficeranno del 57 per cento delle risorse – transizione digitale ed ecologica – l’occupazione femminile registra tassi irrisori. Per questo l’impegno di Draghi di investire entro il 2026 almeno sette miliardi di euro per la promozione dell'uguaglianza di genere rappresenta un indubbio passo avanti, ma deve essere affiancato da un piano strutturale preciso, perché sarebbe paradossale che le donne restassero ancora una volta tagliate fuori”. 

Lo afferma in una nota la presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini. 

Sezione: Politica italiana / Data: Lun 21 giugno 2021 alle 20:10
Autore: Christian Pravatà / Twitter: @Christianpravat
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