“Per queste decisioni bisogna basarsi sugli studi clinici, negli studi clinici il dosaggio utilizzato è di due dosi a un mese di distanza l’una dall’altra, intervalli diversi non sono stati valutati. Una sola iniezione dà un certo livello di protezione ma non è efficace quanto due. Un altro fattore che bisogna tenere in considerazione sono le varianti, per alcune varianti i vaccini già sono meno efficaci, utilizzare una sola dose potrebbe essere un rischio”.

Lo ha detto a e-VENTI, su Sky TG24, Andrea Carfi vice Presidente e Capo della ricerca sulle malattie infettive di Moderna, rispondendo alla domanda se sia un’opzione aumentare l’intervallo tra le due dosi nei vaccini a mRna per aumentare la quantità di fiale immediatamente disponibile.

“usare due tecnologie diverse per prima e seconda dose è una sperimentazione: è possibile che si possa fare, però bisogna provarlo con studi clinici. Questi studi sono stati avviati, sia in vivo, in animali, che negli uomini. Penso che sia una prospettiva concreta, ma va approfondita dal punto di vista clinico. Il nostro obiettivo, se si dovesse ricorrere a una terza dose, è di poterla dare a tutti, a prescindere dal vaccino ricevuto precedentemente”. Così a e-VENTI, su Sky TG24, Andrea Carfi vice Presidente e Capo della ricerca sulle malattie infettive di Moderna. 

“Per le persone che hanno ricevuto due dosi di vaccino è possibile stare senza mascherina, soprattutto all’aperto. Tra persone vaccinate penso sia possibile anche in un ambiente chiuso. I vaccini danno un livello di protezione molto alta e sembrano proteggere anche dall’infezione, quindi dalla trasmissione”. Lo ha dichiarato a e-VENTI, su Sky TG24, Andrea Carfi vice Presidente e Capo della ricerca sulle malattie infettive di Moderna. 

“È difficile essere sicuri al 100%, però sia il fatto che le risposte immunitarie diminuiscano col tempo, sia il fatto che ci siano nuove varianti che rispondono meno bene alla vaccinazione, fa pensare che possa essere necessaria una terza dose. È probabile, soprattutto nei primi anni, che sia necessario un richiamo”.  Lo ha detto ae-VENTI, su Sky TG24, Andrea Carfi vice Presidente e Capo della ricerca sulle malattie infettive di Moderna. “I dati che abbiamo fino ad adesso – ha spiegato poi parlando della durata dell’efficacia - suggeriscono che il vaccino sia protettivo per più di sei mesi, speriamo anche più a lungo. Lo studio di fase tre ha dimostrato che dopo sei mesi ci sono ancora risposte immunitarie contro il virus e che l’efficacia rimane alta. Poi bisognerà capire come certe varianti possono avere un impatto su quella che è la durata di protezione. Se si dovesse diffondere la variante individuata in Sudafrica la durata di protezione potrebbe diminuire”. 

“Il vaccino Moderna fino ad adesso è stato autorizzato dai 18 anni in su. Si stanno svolgendo due studi clinici: uno dai 12 ai 17 anni, già avviato, un altro per la popolazione pediatrica tra i 6 mesi e gli 11 anni. Speriamo che il vaccino per la fase adolescenziale possa essere utilizzato già per l’autunno, per l’apertura delle scuole. Per i più piccoli gli studi sono iniziati dopo e vanno più lentamente, per loro probabilmente se ne parlerà ad inizio 2022”. Così a e-VENTI, su Sky TG24, Andrea Carfi vice Presidente e Capo della ricerca sulle malattie infettive di Moderna. 

Sezione: Politica italiana / Data: Lun 03 maggio 2021 alle 21:30
Autore: Christian Pravatà / Twitter: @Christianpravat
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