Carlo Calenda, leader di Azione, è intervenuto ai microfoni di Radio 24. "L'Italia riceve 100 milioni di euro dalle concessioni balneari, solo 10 milioni dalla Sicilia. Chi gestisce il Twiga paga 17 mila euro, il Papeete paga 10 mila, l'Ultima Spiaggia di Capalbio 4,5mila euro. Il pagamento di un canone concessione non è una tassa ma un affitto. E' come se lo Stato avesse un negozio in via del Corso a Roma e lo mettesse in affitto a 1000 euro invece che 10000. Noi affittiamo spiagge a 2 euro per due ragioni: 1) nessuno si cura dei beni dello Stato e 2) i balneari votano compatti, una lobbie che vota, invece l'italiano non sa che paga un lettino come totale del canone annuo. La proroga delle concessioni ai balneari è invalida, il Consiglio di Stato ha detto che non ci devono essere ulteriori proroghe, ci beccheremo una procedura d'infrazione dall'Europa ad un certo punto. Nella mia proposta di gara per concessioni c'era un punteggio maggiorato per chi già lavora in attività balneari. Il canone viene rivisto a rialzo, in Italia, inoltre, le spiagge non fanno investimenti rispetto ad altri paesi Ue. Non si ricorda una singola multinazionale che investono in spiagge. Sono totali scuse che vengono create per non rivedere i canoni che a volte non vengono pagati, in Sicilia per esempio molti canoni non pagati. Sulle spiagge c'è un altro problema: c'è sperequazione incredibile in quelle spiagge con immobili fissi come un ristorante (70mila euro di canone). Mia proposta: facciamo delle gare e chiediamo investimenti adeguati".

Sezione: Politica italiana / Data: Ven 10 luglio 2020 alle 10:10
Autore: Giovanni Spinazzola
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