Il principe Reza Pahlavi ha chiesto un cambio di regime in Iran, sostenendo che l’assetto politico del Paese non può essere modificato mediante negoziati e accordi. Intervistato dal quotidiano “Bild”, il figlio dell’ultimo shah dell’Iran Mohammad Reza Pahlavi, deposto dalla rivoluzione nel 1979, ha affermato che il “regime” di Teheran “si basa sull’essere repressivo all’interno e aggressivo all’esterno”. Considerato dai monarchici l’erede al trono del Pavone, il principe ha aggiunto: “Se così si può dire, il regime vuole che la sua bandiera sventoli sulla Casa Bianca e non può coesistere con l’Occidente, come avvenne tra i blocchi durante la Guerra Fredda”. Pertanto, “è soltanto una perdita di tempo cercare di cambiare il comportamento” delle autorità di Teheran. È dunque necessario un cambiamento di regime in Iran, da attuare mediante sanzioni economiche e sostegno all’opposizione, per esempio organizzando e finanziando scioperi dei lavoratori, “molto pericolosi” per il governo. Le risorse necessarie potrebbero provenire dai “fondi del regime congelati all’estero”. Allo stesso tempo, Pahlavi ha rifiutato categoricamente ogni ingerenza militare dall’esterno in Iran.

Il “regime” iraniano vuole “un califfato sciita nella regione”, ha affermato Pahlavi, deposto dalla rivoluzione avvenuta nel Paese nel 1979. Il principe ha dichiarato che il “regime” di Teheran “ha cercato di esportare la sua ideologia sin dal suo inizio”. La “parola Iran come nazione non esiste nel vocabolario” delle autorità di Teheran, che “parlano sempre di un mondo islamico e, fin dall’inizio, non erano interessate all’Iran”. La Repubblica islamico mira, invece, a “creare un califfato sciita nella regione”. Per tale motivo, “i mullah” hanno finanziato il partito sciita libanese Hezbollah e il movimento islamista palestinese Hamas, mentre “non si sono interessati alla propria popolazione”. Secondo Pahlavi, è questa la ragione per cui in Iran “oltre il 60 per cento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà”, sebbene il Paese disponga delle seconde riserve di petrolio al mondo. Inoltre, “ciò che dice il regime non ha nulla a che fare con quanto pensa la gente in Iran”. Per il principe, un esempio si è avuto dopo l’attacco di Hamas contro Israele, quando dei “tifosi hanno chiesto di rimuovere le bandiere palestinesi dal campo durante una partita” di calcio in Iran.

Sezione: Politica estera / Data: Mer 29 novembre 2023 alle 17:20
Autore: Tommaso Di Caprio
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