George Soros, imprenditore e attivista ungherese naturalizzato statunitense, ha parlato in una lunga intervista su Repubblica in occasione dei suoi 90 anni: "Siamo nella crisi più grave dalla seconda Guerra Mondiale. È una situazione rivoluzionaria con sviluppi imprevedibili. La gente è disorientata, spaventata e reagisce male. L'Europa è molto vulnerabile, più degli Stati Uniti. È vero, persino negli Usa, è stato possibile eleggere alla presidenza un imbroglione come Trump, cosa che mette a rischio la democrazia dall'interno - osserva - Trump sarà un fenomeno transitorio, che spero si concluderà già alle elezioni di novembre. L'Unione Europea, essendo un'unione incompleta, è invece molto più vulnerabile, e ha numerosi nemici sia interni che esterni. La mia principale preoccupazione in questo momento però riguarda l'Italia. Vedo un governo estremamente fragile, con una coalizione che regge solo per evitare elezioni che sarebbero vinte dalle forze anti europee. La domanda chiave è se l'Europa sarà in grado di fare abbastanza per sostenere l'Italia. La Russia era il nemico più pericoloso, ma recentemente la Cina l'ha superata - rileva - la Russia dominava la Cina fino a quando il presidente Nixon, capì che aprire alla Cina e rafforzarla avrebbe indebolito il comunismo anche nell'Unione Sovietica. Oggi le cose sono molto diverse. La Cina è leader nell'intelligenza artificiale con cui produce strumenti di controllo della popolazione. Sono essenziali per una società chiusa, ma sono un pericolo mortale per una società aperta. La Fed ha avuto più successo del presidente Trump, che l'ha criticata, inondando il mercato di liquidità - dice - il mercato è attualmente sostenuto da due fattori: uno è l'aspettativa per il futuro immediato di un'ulteriore iniezione di stimoli fiscali ancora più consistente degli 1,8 miliardi di dollari del Cares Act, l'altro è l'aspettativa che Trump annunci il vaccino prima delle elezioni".
Sul movimento Black lives matter, che ha sostenuto con 220 milioni di dollari: è "davvero importante. È la prima volta che una larga maggioranza della popolazione, non solo gli afroamericani, riconosce che l'attuale discriminazione contro i neri può essere ricondotta alla schiavitù".

Sezione: Politica estera / Data: Mer 12 agosto 2020 alle 11:50 / Fonte: Ansa
Autore: Roberto Tortora
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