“Dopo un’improvvisa accelerata nei negoziati a fine 2020, coincisa con lo scadere della presidenza tedesca del Consiglio, l’Ue si accorge solo ora che non ci sono le condizioni per un voto positivo sull’accordo sugli investimenti con la Cina? Oggi a Bruxelles si rendono conto di quanto la Lega denuncia da tempo: non era necessario attendere la crisi attuale, le reciproche sanzioni per la questione degli Uiguri, per comprendere che la mancanza di garanzie su diritti umani, rispetto dell’ambiente e trasparenza, per non parlare delle tensioni con Hong Kong e le minacce a Taiwan, non consentono di stipulare con il regime di Pechino un accordo che, peraltro, non avrebbe certo risolto i problemi che le aziende Italiane trovano in Cina. La vicenda dimostra come a Bruxelles sia difficile comprendere - spesso a causa di interessi tedeschi - come gli accordi commerciali debbano tenere conto delle dinamiche geopolitiche. A causa dei molti errori del passato, oggi l'Ue dipende troppo dalla Cina, partner industriale importante, che però non può e non deve ricattare l’Occidente; bene invece Washington nello scenario indo-pacifico, per la creazione di un asse di democrazie con Giappone, Australia e India. Bene pure la proposta odierna di Bruxelles su uno strumento per vigilare sui cosiddetti ‘foreign subsidies’ che fa il paio con il rinnovato impegno sul golden power a difesa del Made in Italy su cui il Ministro Giorgetti ha rilanciato l'impegno dell'Italia. Dialogare con tutti, a testa alta, ma difendendo i propri interessi strategici. Sul fronte Cai, ha brillato in passato l’assenza dell’Italia, che con il Governo Conte II non è stata in grado di portare e difendere i propri interessi sui tavoli negoziali: confidiamo che l’attuale Governo continui a distinguersi per un cambio di passo e faccia sentire la voce dei produttori e lavoratori italiani”.

Così in una nota Marco Campomenosi, capo delegazione Lega al Parlamento Europeo.

Sezione: Politica estera / Data: Gio 06 maggio 2021 alle 00:00
Autore: Redazione PN
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