Una giornata decisiva per l’Unione Europea e per l’Italia con il Consiglio Europeo in programma che potrebbe incidere fortemente sulla risposta alla crisi coronavirus. Per affrontare i temi in questione la redazione di PoliticaNews.it ha contattato in esclusiva Giulia Pastorella, membro dell’Assemblea Nazionale di +Europa e del consiglio direttivo di +Europa Bruxelles. Nel 2016 è stata anche inserita dalla rivista Forbes tra i 30 under 30 più influenti nel mondo di Law and Policy.

Giulia, che idea si è fatta della gestione governativa di questa emergenza?

Anche se non mi entusiasma l’idea di mettermi a criticare ex post l’operato di un Governo che si è trovato all’improvviso davanti ad un’emergenza, credo che si potesse fare un po’ di più. L’emergenza non era completamente imprevedibile e ci sono stati errori basilari di comunicazione tra leaks e dirette facebook che si potevano evitare e che non derivano certo dalla situazione emergenziale. Credo inoltre che le misure economiche, a parte l’iniquità di trattamento verso certe categorie (come le partite iva), vadano nella giusta direzione, ma è evidente che c’è ancora troppa confusione su coperture e stanziamenti. Ho anche l’impressione che manchi la volontà politica di assumersi certe decisioni, ricorrendo ad un infinito numero di “task force” a sostegno della mancanza di competenza dentro i Ministeri. La politica, insomma, ha abdicato il suo ruolo, lasciando spazio ai tecnici, come se spettasse ai consiglieri il ruolo di decisori. In generale, l’emergenza Covid ha fatto venire al pettine molti dei nodi preesistenti del nostro Paese (economia sommersa, carceri sovraffollate, debito pubblico che ci strozza, mancata digitalizzazione), il che ha reso ancora più complesso gestire l’emergenza”.

Questi giorni saranno decisivi per i valori intrinsechi dell’Unione Europea e per il suo futuro?

Come è stato per altre crisi, ma in questo caso in maniera forse ancora più chiara, l’UE si trova davanti ad un bivio: fare un ampio passo avanti nell’integrazione oppure perdere completamente il sostegno anche dei più europeisti. È partita che l’Unione gioca su un campo ostile: pochissimi poteri in ambito sanitario, e un budget limitato (1% del PIL europeo circa), oltre a meccanismi di decisione intergovernativi che rendono tutto un braccio di ferro tra Stati. Tuttavia, le Istituzioni europee si stanno impegnando in modo deciso. Anche se potrebbe non sembrare così, sono state prese decisioni importanti, come l’allentamento del patto di stabilità, l’intervento della BCE con enormi dosi di liquidità, l’attivazione di un meccanismo di approvvigionamento e distribuzione europea per materiale sanitario per evitare la corsa alle mascherine e tanto altro nei settori di competenza UE, come l’agricoltura. Le decisioni riguardo agli strumenti economici più importanti che verranno prese al Consiglio Europeo saranno fondamentali sia a livello pratico che a livello simbolico. Le proposte sul tavolo – MES per spese mediche pubbliche, strumento SURE per la disoccupazione dei lavoratori, intervento EIB per le imprese e Recovery Fund – costituiscono un piano completo a sostegno delle economie europee. Questo è quello che noi europeisti ci aspettavamo dall’Europa e sono contenta che ci si sia arrivati. Ora bisogna sperare che gli Stati Membri approvino questo pacchetto in modo compatto”.

Tra le sue idee c’è la responsabilizzazione sempre più crescente degli enti locali, come pensa abbiano gestito la situazione? In particolar modo la Lombardia... 

Diversi modelli di sanità hanno mostrato risultati molto differenti ma hanno permesso di individuare best practices di cui fare tesoro. Mi riferisco in particolare al Veneto che ha dimostrato una straordinaria capacità di risposta all’epidemia. Chiunque abbia approfondito un minimo il caso sa bene che non è merito (soltanto) di Zaia. Il Governatore è stato bravo a farsi consigliare da tecnici competenti e ad esporsi personalmente facendo scelte politiche azzardate, come violare le disposizioni dell’Istituto Superiore di Sanità e fare tamponi in tutto il paese di Vo’ Euganeo, ma ha fatto anche lui errori simili a quelli del Governo, con un eccesso di dichiarazioni contraddittorie che all’inizio hanno creato più confusione che altro. Tuttavia, il modello di sanità a rete, fortemente calata sul territorio, si è dimostrato vincente e rappresenta un ottimo caso di studio. Se fosse stato gestito centralmente i risultati sarebbero stati sicuramente peggiori. La Lombardia, al contrario, ha mostrato tutti i limiti del proprio modello sanitario, incentrato sul paziente e l’ospedalizzazione. Ma è evidente che un peso l’abbiano avuto l’inadeguatezza di Fontana e del suo assessore Gallera. La scelta, poi vigliaccamente scaricata sui tecnici (torniamo sempre qui), di mettere i malati di Covid nelle case di riposo è stata criminale. Questo, unito alla mancanza di coraggio politico di istituire un’impopolare zona rossa a Bergamo, ha dimostrato che il problema è stato in buona parte di tipo politico. La domanda che mi faccio è: cosa avrebbero fatto Boccia e Speranza? Sarebbero stati più coraggiosi? In fin dei conti anche il Governo non ha avuto il coraggio di istituire la zona rossa a Bergamo”.

Fra qualche giorno dovrebbe partire la Fase 2, pensa sia il momento giusto? Oppure è ancora presto o già tardi?

Da settimane centinaia – se non migliaia – tra economisti, epidemiologi e virologi si stanno interrogando su quale sia il momento giusto di riaprire, quindi sarebbe arrogante da parte mia dare una risposta secca. Penso però che sia importante stabilire dei paletti da cui ripartire. Capiamo quali sono le condizioni minime e comunichiamole alle aziende. Non ha senso calare dall’alto tabelle di marcia che cambiano in continuazione. Se ci sono gli standard di sicurezza richiesti è giusto che un’impresa riapra e piano piano il mondo riparta. Dobbiamo imparare a convivere con il virus e il rischio del contagio. La tecnologia in questo ci aiuterà ma ovviamente non possiamo pensare che una app di tracciamento possa risolvere tutti i nostri problemi. Le discussioni recenti sull’app Immuni sono spesso fuorvianti perché la descrivono come una sorta di panacea che permetterà all’improvviso di tornare alla normalità, ma non è così. L’eventuale app (ammesso che funzioni, il che resta da vedere) è solo un pezzo di un grande puzzle che comprende tamponi, test sierologici e tanti altri sistemi di prevenzione e contenimento fisici”. 

È molto legata all’Inghilterra per via della sua formazione: come pensa ne uscirà? Crede ci possa essere qualche rimorso per chi ha spinto in direzione Brexit?

Sono molto legata all’Inghilterra e mi piacerebbe assistere ad un ripensamento ma credo che oramai la Brexit sia inevitabile. Ho smesso da un po’ di ripetere (e ripetermi) che chi ha votato Brexit è un fesso e si ricrederà. È stato proprio questo atteggiamento paternalista di noi europeisti, convinti che “prima o poi anche i brexiteers capiranno il loro errore”, che ha portato ad una pessima gestione della fase post referendaria. Questa emergenza sarà un test durissimo per tutte le economie europee e sono molto curiosa di vedere come andrà in Inghilterra: avremo la prima evidenza delle conseguenze della loro scelta. Quello che è certo è che, a differenza di molti altri, non auguro il male ai Britannici. È un Paese che mi ha dato moltissimo, sia a livello accademico che lavorativo, e di cui ammiro tutt’ora molti aspetti, dal senso civico al sense of humour. Credo fermamente che un Regno Unito in ginocchio non sia nell’interesse di nessuno”.  

Ha lanciato una survey presente sul suo sito ufficiale, ci spiega meglio di cosa si tratta?

Ho lanciato un sondaggio per raccogliere qualche idea sulle priorità post-Covid. Questa idea mi è venuta dalla lettura di un articolo di The Economist in cui si diceva che i millennials, che si trovano ad affrontare la loro secondo crisi economica, dopo quella del 2008-2012, rischiano di allontanarsi ancora di più dalla politica o di radicalizzarsi. E così ho pensato che fosse il caso di fare la mia parte per contrastare questo fenomeno. Credo che questo sia il momento di fare appello a loro per capire come vorrebbero l’Italia di domani e quali sono, dal loro punto di vista, gli ostacoli maggiori al loro sviluppo personale e alla crescita del proprio Paese. Ovviamente è aperto anche ai non-millennials e lo trovate qua: http://www.giuliapastorella.eu/la-vostra-voce/“.

Sezione: Esclusive / Data: Gio 23 aprile 2020 alle 11:05
Autore: Simone Dinoi
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