Il Dl Scuola ha rimarcato (ulteriormente) le divisioni tra maggioranza e opposizioni.

Attenendoci tuttavia al versante attuativo, gli studenti torneranno nelle aule a settembre, nel rispetto di tutte le misure di sicurezza necessarie. Forse poteva avvenire prima, forse dopo: la risposta ufficiale del governo è la sintonia totale rispetto a quanto indicato dal Comitato Tecnico Scientifico.

Per un quadro ponderato della situazione, la redazione di PoliticaNews.it ha intervistato in esclusiva Miguel Gotor, responsabile nazionale Scuola e Università di Articolo 1.

Quale chiave di lettura dà al Decreto Scuola? Risultato parziale (e migliorabile)?

"La questione centrale è legata ai fondi per la ripartenza a settembre in sicurezza. Ci dovrà essere un impegno straordinario del governo, già a partire dal decreto “rilancio”, per dimostrare che la scuola è una priorità nell’agenda dell’esecutivo in questa nuova fase, che non sappiamo quanto sarà lunga, di convivenza con il virus. Finora, mi spiace dirlo, ma questa sensibilità è mancata come rivela anche il piano degli esperti guidato da Vittorio Colao che dedica alla scuola solo poche frettolose righe di taglio stereotipato e aziendalista. Il decreto è un primo passo ed è migliorato rispetto alla sua prima versione grazie anche al contributo di Leu e di Articolo Uno: ci sono sedicimila posti di docenza in più rispetto a quelli previsti, si elimina il voto espresso in decimi nella scuola primaria e i precari eviteranno una valutazione a crocette nel piano della calura estiva ma potranno contare su una prova più seria in grado di valutare meglio la loro preparazione. Lo sciopero generale proclamato dalle sigle sindacali è un segnale di insoddisfazione che deve essere accolto e farci riflettere anche perché pone problemi seri, rispetto alla necessità di reperire nuove risorse per garantire per davvero una ripartenza a settembre: mi preoccuperei più di questo che del plexiglas".

È ingente la percentuale di docenti precari, che lamenta un ulteriore slittamento del concorso che attendono, praticamente da anni, per uscire dal rispettivo limbo. Quali rassicurazioni, politiche e professionali, si sente di fornire loro?

"Non ho condiviso l’impostazione ideologica di quanti hanno presentato il precariato come se fosse una colpa e non il risultato di un incredibile affastellamento normativo e di cambiamento delle regole di accesso in corso d’opera tra un governo e l’altro. La verità è che i precari mandano avanti la scuola italiana e lo hanno fatto in condizioni difficilissime anche durante questa crisi sanitaria. Come gruppo parlamentare e grazie all’impegno del sottosegretario Peppe De Cristoforo siamo riusciti a ottenere che le nuove assunzioni avranno un valore retroattivo, a partire dal settembre 2020, ma mi rendo conto che non sia sufficiente e serve un impegno straordinario per risolvere il problema con percorsi di accesso alla docenza certi, stabili e programmati.".

Apparentemente contenuta l’emergenza sanitaria, largo ora pienamente a quella economica: l’attuale governo (e maggioranza) riusciranno a “reggere l’urto” di eventuali agenzie di rating in autunno?

"Non vedo le condizioni politiche perché possa maturare una diversa maggioranza in questo Parlamento e quindi un nuovo esecutivo senza passare da elezioni. Conte è stato il premier dell’emergenza sanitaria che ha saputo affrontare nei suoi fondamentali in modo positivo indicando una serie di azioni di contenimento del virus imitate dai principali governi europei e riuscendo a evitare che l’epidemia si estendesse verso il centro sud con conseguenze drammatiche. Potrà essere anche il premier della ripartenza e della ricostruzione, ma servirà un cambio di passo e un adeguamento alla nuova fase e ai problemi di ordine sociale che stanno inevitabilmente emergendo perché l’emergenza economica non sarà meno dura di quella sanitaria".

È possibile guardare ad un vostro percorso politico comune con Giuseppe Conte, alla luce delle elevate percentuali di consenso di cui gode?

"Mi sembra prematuro parlarne. Per ora Conte fa il presidente del Consiglio e non mi sembra cosa da poco. Non mi convince lo sport nazionale di quanti, quando qualcuno fa qualcosa, devono sempre immaginare che faccia anche dell’altro. Come Articolo Uno, che esprime il ministro della sanità Roberto Speranza e la sottosegretaria all’economia Maria Cecilia Guerra siamo concentrati al massimo su come migliorare la qualità dell’azione del governo per renderla il più possibile incisiva e attenta alla questione sociale (fare arrivare le risorse a chi ne ha bisogno, proteggere le fasce più deboli e garantire in modo universale il diritto alla salute e all’istruzione). E’ vero che Conte sa bene che può contare sul pieno sostegno di Articolo Uno nella compagine di governo e nel gruppo parlamentare di Leu e questo ha creato un rapporto positivo e un’intesa politica che potrà costituire una risorsa anche per il futuro".

Sezione: Esclusive / Data: Mar 09 giugno 2020 alle 13:30
Autore: Luca Cavallero
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