La regione sicuramente più colpita dall'emergenza Coronavirus è la Lombardia; in termini statistici, dati epidemiologici alla mano.

Tra le forze di opposizione in Consiglio Regionale più critiche nei confronti dell'operato della Giunta di Attilio Fontana figura il Partito Democratico, che pare aver accolto con favore le dimissioni spontanea da parte di Patrizia Baffi (Italia Viva) dalla presidenza della Commissione di Inchiesta sull'emergenza Coronavirus.

Riguardo a ciò, la redazione di Politicanews.it ha intervistato in esclusiva Gian Antonio Girelli, consigliere regionale Pd, membro della Commissione Sanità.

Partiamo subito dalla gestione dell'emergenza da parte di Fontana: quali sono - a suo giudizio - le criticità maggiori?

"La gestione da parte della Giunta Regionale ha mostrato due limiti di fondo: non aver costituito una vera cabina di regia tecnica in grado di dare il necessario apporto scientifico e gestionale e non aver coinvolto tutte le forze politiche presenti in consiglio nelle scelte da assumere.
Il risultato è stato un agire confuso, spesso contraddittorio, la mancanza di un sufficiente coraggio nell’assumere decisioni difficili, ma necessarie.
Soprattutto per questo ritengo non all’altezza della sfida la gestione dell’emergenza. Esiste poi un problema di sistema. La sanità lombarda così come è stata nel corso degli anni riorganizzata, smantellando tutta la sanità territoriale, vero anello mancante che in questa emergenza si è trasformata in una incapacità di affrontare il virus sul territorio “aspettandolo” in ospedale".

Come commenta il sospetto di Fontana legato all'esistenza di una presunta macchina dell'odio contro la Lombardia?

"Nessun complotto contro la Lombardia, quella costituita dal tessuto socioeconomico, compresi gli operatori sanitari. Semplicemente il chieder conto delle tante scelte fatte e “non” fatte. Inspiegabile la mancanza di trasparenza e disponibilità a fornire documenti e atti. Il rivendicare il rispetto delle prerogative delle minoranze, nonché il chiedere che venga garantita una gestione trasparente non è in attacco alla Lombardia, ma una forte critica a chi pro-tempore la governa".

A distanza di quasi tre mesi l'interrogativo più macroscopico: perchè non è stata istituita la zona rossa in Val Seriana? Si è favorita implicitamente la diffusione del virus su tre province: Brescia, Milano e Bergamo...

"In realtà è una delle cose da approfondire. È mancato probabilmente il coraggio di regione Lombardia a chiederne e per quanto le competeva istituire la zona rossa, così come del Governo ad agire d’imperio. Per questo un coinvolgimento politico di tutti avrebbe reso possibile una presa di posizione più decisa della regione, che purtroppo non c’è stata".

Il Governo Conte, da voi sostenuto a livello nazionale, ha fatto concretamente tutto il possibile in ausilio della Lombardia?

"C'è stato un serio problema di rapporti fra Stato e Regioni. Frutto di un non risolto rapporto fra i due livelli istituzionali. In aggiunta il tentativo Lombardo di rivendicare autonomia salvo poi affossare al governo centrale la responsabilità delle cose che non funzionano. Qualche errore è onesto dirlo c’è stato anche da parte del Governo, nel comunicare senza aver prima concertato adeguatamente con tutti i livelli regionali".

Come commenta le dimissioni di Patrizia Baffi di Italia Viva dalla presidenza della Commissione di Inchiesta sulle indagini dell'emergenza Covid? Vi era concretamente il rischio che potesse essere seguito un iter procedurale "più morbido"?

"Penso che fosse una presa d’atto necessaria perche era evidente che una commissione nata su richiesta della minoranza di esercitare un diritto non ottenere una concessione non poteva iniziare con una palese forzatura. Ora credo ci sia la necessità di ristabilire il rispetto di regole precise e rispettose. Analizzare, chiarire e far conoscere sono le necessità di questa commissione. È l’obiettivo che ci ha spinto a chiederne la costituzione".

Sezione: Esclusive / Data: Sab 06 giugno 2020 alle 17:30
Autore: Luca Cavallero
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