Ormai nel vivo della Fase 3, largo alla disamina delle proposte politiche ed economiche in vista del futuro.

Per un quadro accurato di obiettivi e finalità interne alla maggioranza, la redazione di PoliticaNews.it ha intervistato in esclusiva Federico Conte, deputato della forza politica a sostegno dell'attuale esecutivo.

Quali saranno i provvedimenti economici dei prossimi mesi? Tanti settori, come quello del turismo chiuderanno inevitabilmente in perdita.

"Nella fase dell’emergenza, è stato utile intervenire con provvedimenti tampone sui punti di crisi e sui settori più colpiti, ora c’è bisogno di un piano di rinascita del sistema che interessi settori come il turismo e l’agricoltura, ma abbia una valenza territoriale integrata. Deve contemplare la ristrutturazione e la riconversione ecologica dell’esistente e i nuovi investimenti. La scommessa è l’integrazione territoriale tra Sud e Nord e con l’Europa. I due capisaldi di riferimento sui quali intervenire e fondare la manovra sono gli Appennini, la più importante infrastruttura territoriale del Paese, la vera spina dorsale della penisola, e il Mediterraneo ovvero l’Italia Mediterranea. A questa prospettiva si ispira una mia proposta di legge presentata prima della crisi da coronavirus. Il piano di rilancio del sistema produttivo coinvolgerà a pieno la società se accompagnato da una riforma istituzionale, la grande riforma di cui si discute dagli anni ’80 del novecento".

L’emergenza ha riaperto nuovamente il più classico dei contenziosi: stato-regioni. È ipotizzabile pensare ad una riforma nel futuro prossimo?

"Credo che sia urgente e necessario rivedere dal profondo il ruolo delle Regioni non tanto e non solo per i continui contrasti e il contenzioso che spesso riguardano questioni di principio, la libertà personale, l’ordine pubblico e i servizi alla persona, ma soprattutto per il malinteso senso dell’autonomia che è diventata una pretesa di potere. Di cui quella differenziata è una sottospecie preoccupante, non un modello funzionale dello Stato. Non si può sottacere che i regionalismi, quelli del Nord più di quelli del Sud, hanno mostrato tutti i loro limiti in un settore, quello della sanità, che rappresenta oltre l’80 % del loro bilancio. Va a messo al centro del sistema Paese il ruolo delle Città e dei sistemi urbani, rispetto ai quali, come sostengo in un mio recente libello, il ruolo delle Regioni sia di raccordo".

Lei è campano: come giudica l’operato di De Luca nella gestione dell’emergenza Coronavirus? Ha anche acquisito una certa popolarità: pensa possa aspirare ad un ruolo nazionale?

"Premesso che nel Sud il virus non si è diffuso come nelle regioni del Nord per ragioni ambientali e climatiche o il minore inquinamento, che poi andranno accertate e valorizzate, non vi è dubbio che De Luca, per l’opera svolta, con il piglio che gli è proprio e che fa tanto discutere, ha conquistato una popolarità che va oltre la Regione. Quindi un ruolo nazionale lo ha e credo che egli, stando alle sue dichiarazioni e alla sua storia, intenda esercitarlo riproponendosi come Presidente della Regione, dove si profila uno scontro con un centro destra modello Salvini".

Le parole di Bersani hanno fatto indignare la destra: nei suoi confronti attacchi strumentali? A lui hanno sempre riconosciuto tutti il “valore delle armi”, opposizioni comprese...

"Bersani non si atteggia a intellettuale, ma lo è. Coglie la realtà con riflessioni colorite che sono non solo efficaci ma colgono il cuore delle questioni. Dice le cose che pensa non per colpire gli avversari, quindi sbaglia la destra a indignarsi, ma per promuovere un’alternativa che è sempre di merito e politica, non personale. Bersani merita l’onore delle armi, le sue idee sono più che mai attuali e di futuro. Mi piace ricordare che egli è stato il primo a capire che la sinistra, per dare un governo al Paese e frenare la deriva di destra, avrebbe dovuto intercettare e “domare” i grillini del M5S. E quando si rese conto, nel 2013, della impossibilità di un tale disegno, ora realizzato, rinunziò a formare un Governo con pezzi della destra, come gli si proponeva da più parti, per esigenze di Stato. Un gran rifiuto, ma viva la coerenza, una dote rara in politica, la destra se ne faccia una ragione. Bersani è un esempio di buona politica".

Lei accetterebbe di sostenere un ipotetico governo di unità nazionale, con all’interno Salvini, Meloni e Berlusconi?

"È una prospettiva retorica quanto strumentale, per due ragioni. La prima è che non credo che ci sia bisogno di un Governo di unità nazionale. Chi lo propone mira a destabilizzare il Governo in carica. Che, certo, ha limiti di organicità per le diverse culture politiche di cui si compone, ma bisogna prendere atto dei meriti acquisiti sul campo nella gestione dell’emergenza e nei rapporti con l’Europa. Va incalzato nel merito senza strumentalizzazioni. La seconda è che non ci sono le condizioni politiche, soprattutto perché Berlusconi ha già dato, e non bene, mentre Salvini e la Meloni non sono espressione della destra liberale ma di un populismo inorganico, genericamente protestatario, fondato sul ruolo del “capo” non su una politica, quindi come tali portati a prevalere e a sopraffare, non a conciliare. Sono disfattisti anche se aggregano molte persone di buonsenso. Non è tempo di inciuci, la crisi si affronta con un piano pluriennale coerente e realistico che consenta al vitalismo locale di esprimersi e ai partiti di farne motivo di mobilitazione dal basso e nelle istituzioni per fare sintesi tra le culture politiche compatibili".

Sezione: Esclusive / Data: Sab 06 giugno 2020 alle 10:30
Autore: Luca Cavallero
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