In merito all'opposizione al Governo Conte e ad alcune politiche economiche Ue, la redazione di PoliticaNews.it ha intervistato in esclusiva Alessandra Basso, eurodeputata della Lega.

Vi è una comunità di intenti in Europa per quanto concerne le politiche commerciali?

"Sì e no. Finché si tratta di proteggere gli interessi dell’Unione la comunione di intenti è molto forte: il mantenimento di prezzi equi nell’import-export, la protezione delle imprese europee da fenomeni come il dumping e il rispetto delle norme sulla concorrenza sono principi con basi molto solide. In questo momento, ad esempio, è in corso un tentativo di armonizzazione doganale — seppur ancora nelle fasi iniziali — che dimostra proprio la forza di questi principi. Le divergenze però ci sono e appaiono subito quando si discute di allargamenti “facili” dell’Unione oppure nei casi dove alcuni problemi sono più forti solo per alcuni Paesi e non per l’intero blocco. I due casi di specie sono l’ingresso dell’Albania e della Macedonia nell’Unione e la protezione del Made In anche tramite il contrasto alla contraffazione. Sull’allargamento dell’Unione abbiamo votato contro proprio per salvaguardare i principi europei: non esiste un’Unione Europea a pezzi. Se permetti l’ingresso di un Paese, questo entra nel mercato comune, ma allo stesso tempo vanno garantite le libertà di movimento e di lavoro. Come si può dire di sì a un allargamento dell’Unione fatto in un’ottica puramente commerciale chiudendo gli occhi davanti ai rischi, come nel caso di Albania e Macedonia, delle influenze cinesi e russe, dei foreign fighters che si nascondono in quelle zone, dell’enorme corruzione di quei Paesi? Semplicemente non si può, per questo abbiamo votato contro. Se si vogliono fare accordi economici ci sono altri strumenti diversi che si possono utilizzare. Per quanto riguarda invece la protezione del Made In, che in Italia è un tema molto sentito per via della qualità della nostra manifattura, e del contrasto alla contraffazione (sia alimentare che non) sembra invece di parlare con i sordi. Sono temi principalmente italiani, quasi solamente italiani, quindi le azioni concrete sono poche e le proposte o si perdono nella macchina burocratica o diventano lettera morta. Noi come Lega lottiamo contro questo atteggiamento ogni giorno".

In uno scenario geopolitico totalmente mutato come quello attuale quali possono essere i nuovi partner strategici?

"Lo scenario è molto complesso e fluido allo stesso tempo. Credo siamo di fronte a una fase molto delicata che ha la possibilità di cambiare i paradigmi sui quali si sono basate alleanze che durano da decenni, ma non è detto che questo sarà effettivamente il risultato che otterremo tra cinque o dieci anni. Da un punto di vista ampio, le due superpotenze degli ultimi anni — Stati Uniti e Cina — si trovano molto indebolite anche se per ragioni diverse. In America la gestione dell’epidemia di Coronavirus e delle proteste anti-razziste ha lasciato la percezione dell’abdicazione dal ruolo di leader mondiale, senza contare che Trump si avvia alla scadenza del mandato e quando ci si ritrova le elezioni alle porte e diverse crisi interne, la politica estera passa per forza di cose in secondo piano. La Cina invece non ha grossi problemi di crisi politiche interne, almeno non ai livelli degli Stati Uniti, ma sicuramente si trova molto indebolita dalla gestione delle fasi iniziali dell’epidemia, caratterizzate dal silenzio, e dalle attività di propaganda successive alla fine del lockdown di Wuhan, quando le autorità cinesi hanno cercato di mettersi sotto una luce troppo rosea per i Paesi occidentali. Il messaggio propagandistico della ‘Cina buona che regala’ le mascherine è passato tutto sommato in sordina dopo i primissimi giorni, ma è stato abbastanza per allarmare i governi. Questo permetterebbe ad altri attori di entrare nella mischia, ma pochi hanno le forze e l’influenza per essere rilevanti. L’Unione Europea sta mostrando sicuramente una qualche assertività in più in politica estera, ma chissà se questa nuova strategia alla fine pagherà. All’interno dell’Ue invece i fronti sono grossomodo quelli di sempre, e le spaccature di trovano principalmente sulle scelte economiche. Se Francia e Germania hanno ‘rilassato’ le loro posizioni rispetto alle crisi precedenti, il quadro è per il resto quasi lo stesso di quando nel 2011 si discusse della crisi di Atene. In questo contesto, però, la Lega parla con tutti, e tutti i rallentamenti che stiamo vedendo sull’approvazione del recovery fund sono causati in larga parte dai socialisti europei, gli alleati del Pd, non dai nostri alleati".

Fronte interno: le prossime elezioni regionali avranno ripercussioni decisive sulla tenuta dell’attuale legislatura?

"Le prossime elezioni saranno sicuramente un segnale, non c’è dubbio. Il governo si trova costantemente in difficoltà e produce pochi risultati concreti mentre stiamo vedendo anche defezioni importanti. Questo permette a partitini microscopici, entrati in maggioranza per puro tornaconto personale, di essere sempre più rilevanti e aggressivi senza avere nemmeno la contropartita dei voti. Così minano un esecutivo che già solo per come è composto è ridotto all’inutilità. Il nostro obiettivo ovviamente è quello di vincere più Regioni possibili, con il più ampio consenso possibile, per dare un segnale non solo al governo ma al Paese intero e tornare a votare il prima possibile per mettere fine a questa stasi e a questo malgoverno. Credo sia un obiettivo molto alla portata".

Sezione: Esclusive / Data: Lun 29 giugno 2020 alle 13:30
Autore: Luca Cavallero
Vedi letture
Print