Pietro Taricone morì esattamente 12 anni fa. Era un ragazzo, aveva appena 35 anni.

È difficile da spiegare, perché non ero certo un fan del Grande Fratello (che comunque tutti guardarono in quella prima stagione) e perché non seguivo ogni sua mossa televisiva e cinematografica (senz’altro superiore per scelta e livello a quasi tutti i suoi colleghi partiti dai reality).

Eppure la sua morte mi ha sempre colpito in maniera particolare. Ricordo esattamente, come credo molti di voi, cosa stessi facendo quando arrivò la notizia. Mi ricordo di certi suoi scazzi in tivù (uno, meraviglioso, mentre consegnava i Telegatti e la De Filippi cercava di calmarlo). Mi ricordo il suo legame con Kasia Smutniak (erano bellissimi, fortunati, invidiati: sembravano perfetti).

Mi ricordo - chissà perché - quasi tutto di lui. Anche le sue simpatie politiche (lontanissime dalle mie). La sua enorme autostima. La sua splendida ironia.

Aveva il talento e l’intelligenza per poter fare una bella carriera. Una bella vita. Una bella strada. Avrebbe potuto fare tutto, se la vita glielo avesse permesso.

La sua morte, che continua a colpirmi in maniera molto forte, sancì la fine di un periodo ben preciso. Fu uno spartiacque, più di quanto pensassimo. Ci travolse del tutto, brutalmente, per la dinamica e per la sorpresa.

Fu un giorno orrendo, quel 29 giugno del 2010. E lo sgomento non è affatto passato.

Sezione: Altre Notizie / Data: Gio 30 giugno 2022 alle 07:15
Autore: Politica News Redazione
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