“Sarà possibile somministrare alcuni milioni di dosi del vaccino italiano, ma non prima di settembre”. Lo ha detto il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, ospite di Buongiorno su Sky TG24 commentando gli studi sul vaccino di Reithera, le cui dosi “potrebbero integrare  - ha aggiunto - la disponibilità di oltre 200 milioni di dosi che era stata messa in preventivo d’acquisto ma che sta ritardando”. “E’ un’ottima  iniziativa non solo per l’Italia – ha detto  Palù - ma anche per molti nostri giovani che possono dedicarsi alla ricerca e trovare anche uno sbocco occupazionale. Nasce su una piattaforma tecnologica ideata in Italia. C’è l’utilizzo di un virus come vettore da un primate non umano , uno scimpanzé o gorilla. E’ la stessa piattaforma che utilizza AstraZeneca. Ci vorrà ancora qualche mese perché è stata appena conclusa la fase 1. Per la fese 2 3 significano decine di migliaia di soggetti vaccinati e trattati con placebo per verificarne l’efficacia e la sicurezza. Non sarà utile in questa fase critica, ma  sicuramente più avanti, inoltre avremo un’impresa italiana in grado di darci altri contributi”.

“Lasciando il responso all’Ema, ma è certo che la fascia sopra i 65 anni non era molto rappresentata negli studi validativi. Quando è uscito Lancet nel novembre 2020 c’erano pochi casi che poi sono stati incrementati ma è oggetto di valutazione. Se così non fosse, coprirebbe comunque soggetti in attività lavorativa fra i più esposti come anche gli insegnanti. “L’Ema sul vaccino AstraZeneca si è presa del tempo fino a fine gennaio e sembra che venerdì prossimo possa essere una data utile – ha aggiunto -  Poi ci sarà l’approvazione della Commissione Europea e poi passa in Aifa il cui giudizio non sarà sull’immissione in commercio, come altri farmaci,  ma  solo di equivalenza e sovrapponibilità con gli altri vaccini. E potrà entrare nel merito delle categorie per età a cui somministrare questo vaccino.

“E’ importante che anche noi ci dotiamo di un consorzio che sia in grado di vagliare non solo l’evoluzione genetica del virus, ma anche la qualità e la capacità della risposta immunitaria nei confronti delle varianti”. Lo ha detto il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, ospite di Buongiorno su Sky TG24 commentando la comparsa delle varianti del Covid. “Ci sono pochi studi pubblicati sulle mutazioni – ha ricordato - molti pre-print che non hanno ricevuto ancora il vaglio della comunità scientifica internazionale. Sembra che per la variante inglese sia i soggetti che hanno avuto un’infezione naturale che quelli vaccinati abbiano titoli anticorpali che proteggono anche dall’infezione. Per quanto riguarda la variante sudafricana e brasiliana sembra che i sieri dei soggetti immunizzati perdano un poco di potenza. Moderna recentemente ha detto che sono altamente efficaci lo stesso”.

“Immunità di gregge dipende dall’efficacia dei vaccini e dall’R con 0, cioè l’indice di contagiosità. Si stima che ci voglia circa il 65% di soggetti vaccinati per proteggere anche quelli che non possono vaccinarsi. Per arrivare a circa 40 milioni di vaccinati si puntava all’autunno. Ce la possiamo fare, siamo ben attrezzati. Mi pare che le Regioni siano state molto efficaci sia nel provvedere ai siti di vaccinazione che reclutare personale. Saremmo in grado di vaccinare 2-300mila persone al giorno e questo ci porterebbe in linea con le previsione per la fine d’anno”. Lo ha detto il presidente dell’Aifa, ricordando che “l’Italia è stata in grado di somministrare il 95% delle dosi arrivate” e che “ci sono anche altri vaccini che si stanno affacciando sullo scenario internazionale e al vaglio dell’Ema, come lo Sputnik russo, c’è quello cinese di Sinovac, quello di Johnson&Johnson che potrebbe essere pronto per marzo. E’ giusto preoccuparsi, ma possiamo essere ottimisti. Questo tempo è servito ad attrezzarci ma siamo pronti a rispondere.

Sezione: Altre Notizie / Data: Mer 27 gennaio 2021 alle 12:10
Autore: Christian Pravatà / Twitter: @Christianpravat
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