Somministrare intanto solo la prima dose alle persone può essere una soluzione? “Pur con scarso entusiasmo ritengo di sì. I dati che vengono dall’esperienza israeliana sdoganano quella che è stata l’esperienza inglese, che è partita in maniera aprioristica su questa cosa. Gli israeliani ci hanno portato dati su grandi popolazioni, che dicono che la risposta alla prima dose già garantisce abbastanza, relativamente alla risposta immunitaria necessaria per contrastare l’infezione”. Lo ha detto a Timeline, su Sky TG24, Massimo Galli, primario infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano.

“Metterei dei paletti – ha aggiunto - sui più anziani e le persone immunodepresse, per gli altri ci si può transitoriamente accontentare della prima dose, sapendo con una certa chiarezza che toccherà poi controllare questa cosa in linea di prospettiva”.

Consiglierebbe la didattica a distanza alle superiori per tutto il Paese? “Con sofferenza direi di sì. La diffusione è importante anche nelle elementari, ma su queste farei un discorso molto per zone, per quelle più colpite. Se vengono bloccate completamente le elementari, praticamente si rende impossibile l’attività lavorativa dei genitori, sicuramente delle madri. Le cose devono essere bilanciate. Nelle scuole si dovrebbe fare uno sforzo maggiore di estensione della diagnostica, anche sperimentale”. 

“Se si vuole tenere aperte le scuole nel Paese – ha aggiunto - si deve tentare di sapere di più e più velocemente quello che accade nelle scuole stesse. Attuarlo in pratica non è semplice, uno sforzo in quella direzione però va fatto, altrimenti l’unico slogan è chiudere tutto e non è certo una cosa che ci diverte fare”.

“La scuola – ha detto ancora Galli - è sempre stato un elemento di rischio, se non per l’interno della scuola stessa, per quanto riguarda tutto quello che le gira attorno, trasporti e movimenti di persone. In particolare ora abbiamo varianti che si sono dimostrate particolarmente in grado di essere trasmesse a bambini e giovani”.

Sezione: Altre Notizie / Data: Ven 26 febbraio 2021 alle 20:15
Autore: Christian Pravatà / Twitter: @Christianpravat
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